When the Waves Are Gone di Lav Diaz: recensione

Recensione di When the Waves Are Gone di Lav Diaz.

when the waves are goneScritta da Vanessa Forte.

Presentato in anteprima mondiale al Festival di Venezia 2022, When the Waves Are Gone è la nuova opera del regista filippino Lav Diaz che, con la sua assoluta maestria, ci regala una storia di vendetta dove la sofferenza di un singolo è parafrasi di quella del popolo filippino e dell’animo umano.

Hermes Papauran (John Lloyd Cruz) è uno tra gli investigatori più in gamba della polizia filippina. Quando però si trova davanti alla carneficina che va sotto il nome di “guerra alla droga”, la folle campagna fuorilegge messa in atto nel suo paese contro chiunque sia indigesto al regime, è consumato dal senso di colpa che lo lacera non solo nell’anima e ma anche nel fisico sotto forma di una grave forma di psoriasi. Mentre lotta con se stesso, dopo aver collaborato per farlo condannare per corruzione, torna nella sua vita a caccia di vendetta il suo ex maestro Primo Macabanty (Ronnie Lazaro).

Ispirandosi a Il conte di Montecristo di Dumas, Diaz utilizza la storia per narrare in realtà il declino nazionale filippino in atto nell’era corrotta del presidente Duterte, sottolineando come il supporto verso la dittatura non sia dato solo dalla massa ma anche da intellettuali ed artisti in una spaventosa escalation del male. La rabbia e la desolazione ideologica trasmesse si oppongono alla maturità delle immagini che invece, paradossalmente, donano un barlume di speranza che permette al pubblico di proseguire nella visione. E come non farlo quando Diaz mette in scena le sue famigerate, lunghissime e meravigliose inquadrature in bianco e nero, enfatizzate da strepitosi giochi di luce grazie anche al supporto del direttore della fotografia Larry Manda.
Questo però enfatizza anche la distanza esistente tra le immagini e i dialoghi. Infatti, dopo la presentazione dei due protagonisti nella prima ora del film, il livello della scrittura di Diaz non tiene lo stesso passo di ciò che vediamo sullo schermo. I due nemici possiedono nel loro agire un evidente collegamento visivo che li avvicina molto di più di tutte le loro parole.

Per questo, sebbene per rendere la sua opera più accessibile ad un pubblico non festivaliero la durata del film sia stata ridotta a “sole” tre ore, forse il film avrebbe guadagnato ancor di più se, in fase di montaggio, avessero tagliato ancora un po’ di dialoghi. Nonostante questo, vedere When the Waves Are Gone vuol dire assistere ad un capolavoro.

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