Volevo nascondermi di Giorgio Diritti: recensione film

Recensioni di Volevo nascondermi di Giorgio Diritti.

volevo nascondermiVolevo nascondermi è un nuovo tassello nel cinema di Giorgio Diritti che sin dagli esordi è (in)centrato sul tema del linguaggio. Il linguaggio come lingua, espressione, ma anche dialogo che va oltre la dimensione verbale, quella che traduce il pensiero in parole. Dialogo che, a livello sociale, si traduce in società, integrazione, isolamento, tracciando il confine tra giusto e sbagliato, vero e falso, buono e cattivo, sano e matto. Il tema del linguaggio è presente sin dal folgorante esordio, Il vento fa il suo giro, girato in dialetto occitano/piemontese, poi l’idioma è quello degli appennini bolognesi nel bellissimo L’uomo che verrà, e infine prende la piega di esilio e re-integrazione di Un giorno devi andare ambientato nella foresta amazzonica.

Volevo nascondermi si inserisce perfettamente in questo solco, raccontandoci la vera storia di Antonio Ligabue, noto come il “pittore delle bestie”. Animale asociale, bistrattato e maltrattato dalla vita sin da piccolo, trova nella pittura la sua vera forma espressiva, riversando nei colori accesi e nella sensazione di movimento delle sue figure tutto il dolore di una vita vissuta da vittima del sistema, ultimo di una società che, per dirla come Don Lorenzo Milani, “cura i sani e caccia i malati”.

Volevo nascondermi è la storia di un genio artistico tormentato e incontenibile, più a suo agio con gli animali che con gli uomini, forse perché i primi non sono capaci di compiere il male e le cattiverie di cui sanno “(s)fregiarsi” i secondi. L’arte è il suo linguaggio prediletto, per non dire unico, per esprimersi. Arte come linguaggio universale, capace di travalicare i confini fisici della tela come quelli mentali che ci imprigionano in una società che ci fa credere di essere liberi quando in realtà ci rende schiavi ogni giorno.

Selvaggio, selvatico, furibondo, Antonio Ligabue è un’anima in pena che ri-vive nella grande performance di Elio Germano, meritatamente Miglior Attore al Festival di Berlino 2020. Germano incarna e sviscera i tormenti interiori e le conseguenti sofferenze fisiche dell’artista, mettendosi interamente e integralmente al servizio di un personaggio tanto difficile quanto affascinante. La regia di Giorgio Diritti, ispiratissima, ci conferma quanto il cineasta bolognese sia tra i più importanti (e forse irrinunciabili) del cinema italiano contemporaneo.

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