Upgrade di Leigh Whannell: recensione film

Recensione di Upgrade di Leigh Whannell.

upgrade filmUpgrade è la dimostrazione che si può fare un film di grande intrattenimento, e non privo di punti di buona originalità, senza dover ricorrere a mezzi economici faraonici, attori di grido, sceneggiature inutilmente complicate (o complessate?). Upgrade è la dimostrazione che l’etichetta di film di “serie b” è solo una (stupida) convenzione, una necessità che trova ben poco valore e corrispondenza a fronte del risultato totale di un film come questo.

Upgrade palesa e dichiara molte ispirazioni, omaggi, citazioni. È gioco facile per molti scorgervi qualcosa di Black Mirror, Minority Report, Ex Machina, la saga di Jason Bourne, Matrix, The raid, Hardcore, John Wick, Terminator e molti altri. Il genere di riferimento, in bilico tra action e sci-fi, è evidente. Upgrade shakera il tutto col polso fermo di un abilissimo barman e ci serve un cocktail saporito, che diverte per le trovate registiche e l’efferatezza di certi combattimenti che spingono forte su quel tipo di splatter che non si fa problemi a mutarsi in godurioso gore.

Upgrade è un film per maschietti, anche con un certo pelo sullo stomaco. Ma sa come divertire tutti. Perché è questo il suo primo scopo: divertire e intrattenere. E ci riesce alla grande. Senza trascurare, sullo sfondo (ma non troppo), una riflessione sul passaggio, nella vita di tutti i giorni, dall’analogico al digitale, da ciò che un tempo di faceva con le mani e che oggi si fa col pensiero, sul rapporto corpo-mente nell’epoca (allo stesso presente, futura e futuribile) dove la tecnologia ci sta letteralmente cambiando il modo di vivere (e forse, chissà, più avanti, anche di morire).

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