Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores: recensione

Recensione Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores.

Tutto il mio folle amoreSe esistessero più registi come Gabriele Salvatores, il cinema italiano sarebbe un “posto” più bello. Questo è poco ma sicuro. E ce ne dà conferma Tutto il mio folle amore, che prende le mosse dal romanzo Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas, che a sua volta nasceva dalla true story di Franco e Andrea Antonello, un padre e suo figlio autistico in viaggio a cavallo delle Americhe.

Tutto il mio folle amore palesa la grande sensibilità e la profondità dei contenuti, nascosti dietro toni leggeri, che da sempre caratterizzano i film di Salvatores (su tutti Mediterraneo). Una storia di padri e figli, tema caro e già presente in Amnèsia e Come Dio comanda. Un gusto esotico e picaresco, un amore folle e incondizionato per il viaggio, per una road story che riporta il regista ai “lidi” frequentati nei primi film, da Marrakech Express a Turnè a Puerto Escondido. Stavolta la “terre straniere” sono Slovenia e Croazia, con quel carico di pittoreschi personaggi di frontiera che tanto piacciono a Salvatores. Personaggi marginali, di contorno, ma che danno colore folkloristico al film, personaggi che richiamano le “macchiette” presenti in film come Nirvana e Denti.
Tutto il mio folle amore è quindi a pieno titolo un film “alla Salvatores”. Un Salvatores ingentilito e addolcito che alla soglia dei 70 anni ha ancora “fiato cinematografico” da vendere. Il regista di Io non ho paura non ha paura di tornare a confrontarsi con temi, atmosfere e personalità della sua ricca filmografia, che come fantasmi del passato non lo hanno mai abbandonato e ora tornano a picchiare alla sua porta.

Tutto il mio folle amore è dotato di grazia e genuinità, ben sostenute dall’ottima prova di tutto il cast, a partire dal preciso e mai eccessivo Claudio Santamaria e dal sensazionale Giulio Pranno, oltre che da una colonna sonora che culla gli snodi narrativi come una compagna di viaggio sempre nel posto giusto al momento giusto.
Se, come dice il personaggio di Diego Abatantuono, “La felicità non è un diritto, ma un colpo di culo”, Tutto il mio folle amore è un colpo al cuore, che ci prende in pieno come una sberla a mano aperta che ci (ri)sveglia dal torpore delle nostre paure.

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