The Rossellinis: tutta la verità (?) sulla famiglia Rossellini

Recensione del film documentario The Rossellinis.

the rossellinisTutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. (incipit di Anna Karenina di Lev Tolstoj)

Che croce (e delizia?!) essere un Rossellini.
The Rossellinis di Alessandro Rossellini, nipote del celeberrimo capo famiglia Roberto, mette davanti alla macchina da presa, come fosse uno specchio, i membri del “clan” del padre del Neorealismo italiano. Il risultato è una fotografia nitida e scanzonata, sincera ma anche un po’ vagamente edulcorata, di figli, mogli, nipoti, parenti vicini e lontani del grande Roberto Rossellini. Ad architettare questa sorta di terapia collettiva è il nipote Alessandro, l’ultima ruota del carro (o una delle ultime), che vuole fare luce, tramite la lente (sempre) distorcente del cinema, su oneri e onori di un cognome che associamo per eccellenza al più premiato e osannato cinema italiano.

Libri su Roberto Rossellini

The Rossellinis è uno sguardo (all’apparenza) puro, disincantato, dissacrante su un nome importante e ingombrante, su una figura, quella di Roberto Rossellini, che ha lasciato tanto al cinema nostrano ma un po’ meno ai suoi familiari, se non segreti, disaccordi e qualche nebbia tra parenti serpenti. Alessandro Rossellini va ad incontrare i Rossellini sparsi in mezzo mondo e ci restituisce un affresco che fa ridere e riflettere sulle gioie e i dolori di ogni famiglia. Perché in fin dei conti è questo il punto di forza del documentario: non tanto puntare il dito contro il celebre padre padrone, ma contro quei fili invisibili che tra liti e ricordi legano affinità più o meno elettive.
E se, come viene esplicitato nel film, La presa del potere da parte di Luigi XIV è per Roberto Rossellini il metaforico ritratto, dal suo punto di vista, della sua famiglia, ossia di una corte inginocchiata e devota ai piedi del sovrano Roberto, The Rossellinis è un po’ l’altro lato della medaglia, dal punto di vista dei sudditi, di chi ha subito e “accolto” un’eredità difficile da gestire. Ma il cinema, si sa, spesso non dice il vero, e anche questo documentario va (molto probabilmente) trattato coi guanti bianchi del sacrosanto beneficio del dubbio (e della finzione).

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