The Report: indagine sulla CIA al di sopra di ogni sospetto

Recensione di The Report di Scott Z. Burns, disponibile su Amazon Prime Video.

The Report film amazonPerseguire il bene perpetrando il male. È forse uno dei non-sense più noti e ricorrenti nella storia del mondo, civilizzato e animale. Una sorta di distorto imperativo categorico che, nella società “evoluta” dai primi del Novecento ad oggi, ha trovato altisonanti e bieche incarnazioni. The Report (o meglio The Torture Report) ci conduce nel dietro le quinte di un’indagine lunga 5 anni e fatta di oltre 6 milioni di documenti consultati da Dan Jones (magnificamente interpretato da Adam Driver) per fare luce sugli interrogatori della CIA ai terroristi (o fiancheggiatori del terrorismo) del dopo 11 settembre 2001.

The Report è un gran bel film politico e allo stesso tempo thriller d’inchiesta sullo Stato americano che, nel (non) rispetto della divisione dei poteri, indaga su se stesso, sui propri (coscienti) errori (di coscienza), sulle proprie colpe insabbiate nel voler garantire a tutti costi la sicurezza nazionale.
Perché continuare a usare la tortura anche quando quest’ultima non dà risultati, ma solo indizi falsati e falsanti? È accettabile cancellare, anche solo temporaneamente, i diritti umani altrui per garantire la sicurezza dei propri cari (in questo caso i cittadini americani)? Come giudicare e affrontare casi di illegalità nella legalità, o almeno in quelle istituzioni che dovrebbero esserne l’icona? E quanto si può andare al di fuori della legge per cogliere un barlume di verità? Sono tante le domande sollevate da The Report di Scott Z. Burns, che colpisce basso e duramente la CIA in merito ai metodi, non proprio ortodossi, usati nelle prigioni anti-terrorismo dopo lo shock e la caccia al mostro dell’11 settembre.

The Report, a suo modo l’altro lato della medaglia di Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow (espressamente citato in un passaggio del film), ha un’indubbia incisività, pari a quella di The Post di Steven Spielberg o Il caso Spotlight di Tom McCarthy. E ci schiaffeggia ancora più forte considerando che è tratto da una storia vera e che, come denunciano i titoli finali, nelle alte sfere americane nulla è cambiato dopo che il sommerso è emerso, anzi chi doveva essere degradato ha in realtà fatto carriera.

Un film contro il sistema, non a caso prodotto da Steven Soderbergh, forse il regista hollywoodiano più in direzione ostinata e contraria degli ultimi vent’anni. Gigantesco Adam Driver nei panni scomodi di un personaggio statuario e difficile. L’attore californiano conferma il suo talento, capace di arrivare con tutta la sua forza senza eccessi né colpi di testa. Al suo fianco, Annette Bening nel suo ruolo più intenso dai tempi di I ragazzi stanno bene (2011).

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