The Matchmaker di Benedetta Argentieri: recensione film

Recensione di The Matchmaker di Benedetta Argentieri.

the matchmaker film venezia 79Scritta da Vanessa Forte.

Nel tentativo, purtroppo non del tutto riuscito, di analizzare la psiche delle donne jihadiste superando l’esausto stereotipo che le vede o vittime sacrificali o fanatiche criminali, è stato presentato alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Fuori Concorso, The Matchmaker della regista Benedetta Argentieri.

Nel 2019, dopo la battaglia siriana di Baghuz Fawqani, sono state fatte prigioniere, senza possibilità di rimpatrio, circa 12.000 donne provenienti da ben 48 paesi diversi. Tra loro, rinchiusa nel campo profughi di Ain Issa, la regista italiana ha ritrovato una delle più famose jihadiste britanniche, la tristemente celebre Tooba Gondal, nota ai più come The Isis Matchmaker, ovvero colei che reclutava donne occidentali da far sposare ai combattenti.

Proveniente da famiglia agiata, l’ex studentessa di un prestigioso college londinese si presenta come una donna mite, dotata di una disarmante calma nel tentativo di adattarsi all’immaginario collettivo di donna islamica sottomessa e dunque non responsabile delle proprie azioni. Ma mentre racconta la propria esperienza tra tre matrimoni e due gravidanze, per smentire questo suo atteggiamento remissivo la regista propone al pubblico anche le sue passate affermazioni sui social, fatte sotto il nome di battaglia Umm Muthanna al-Britannia, riguardo il “massacro degli infedeli”, corredandole anche con le foto che la mostrano in burqa armata di un AK47. Inoltre, a conferma di questo suo schizofrenico dualismo, enfatizzato dalla scintilla di lucida follia che emerge suo malgrado dal suo sguardo, Benedetta Argenteri propone anche le testimonianze di Aryian Qamishlo, comandante dell’operazione delle Forze Democratiche Siriane, e di diverse yazide rapite che spiegano come le donne nel jihad fossero non solo coinvolte in attività militari ma anche le spietate responsabili della gestione della tratta delle schiave.
Dunque, pur senza prendere di petto il tentativo di deresponsabilizzazione della Gondal, l’Argenteri riesce a delineare la realtà di un lupo feroce sotto le mentite spoglie di un mite agnellino, cosa che probabilmente è stata lo strumento più efficace nella sua missione di reclutamento.

Purtroppo la pandemia ha impedito alla regista italiana di seguire l’evoluzione della storia fino al suo epilogo e quindi di concludere al meglio il suo girato: la Gondal, deportata dalla Turchia in Francia come parte del suo tentativo di rimpatrio, ha infatti rifiutato di rincontrarla. Fortunatamente questo non ha del tutto precluso l’ottimo potenziale di The Matchmaker.

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