10 curiosità sul film Tempi Moderni di Charlie Chaplin

10 curiosità sul film Tempi Moderni di Charlie Chaplin.

tempi moderniFebbraio 1936: dopo le anteprime di New York e Los Angeles, esce nei cinema americani Tempi Moderni. Il cinema sonoro è ormai realtà da quasi dieci anni, ma Charlie Chaplin rimane fedele al suo credo: il mimo. Che per definizione non parla. Proprio come il suo personaggio per eccellenza: Charlot. Che in Tempi Moderni fa la sua ultima apparizione. Ma scopriamo di più sul film con queste 10 curiosità:

1 – Il primo spunto per il film risale al 1923, quando Charlie Chaplin si reca in visita agli stabilimenti industriali della Ford di Highland Park, Detroit, Michigan. Per l’occasione, durante un’intervista, un cronista di New York gli parla delle catene di montaggio adottate dalle fabbriche locali e di giovani strappati alle fattorie che dopo quattro o cinque anni di massacrante lavoro in fabbrica diventano rottami umani sull’orlo di una crisi di nervi.

2 – Nel settembre 1933, Chaplin inizia a lavorare al soggetto del film. Il titolo provvisorio, per proteggere l’opera da occhi indiscreti, è Production n. 5, in quanto quinto film prodotto da Chaplin per la United Artists.

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3 – La prima bozza della sceneggiatura s’intitola Commonwealth, poi The Masses (Le masse). Solo nel luglio 1935 si arriva al titolo definitivo, Tempi moderni.

4 – Nel passaggio da una bozza all’altra, tra le scene eliminate c’è una lunga sequenza slapstick in cui Charlot trova lavoro come operatore di spalatrici meccaniche, con risultati comicamente catastrofici. La sceneggiatura viene rimaneggiata più volte, tanto che la fabbrica produce prima giocattoli, poi munizioni.

5 – Il primo giorno sul set è datato 11 ottobre 1934, l’ultimo 30 agosto 1935. Undici mesi di riprese, per lo più in studio.

6 – Per realizzare il film, furono impiegati 2.378 metri di pellicola, corrispondenti a circa 40 ore di girato.

7 – Dal 18 novembre al 17 dicembre 1935, la colonna sonora di 83 minuti prende forma tra le mura degli studi di registrazione della Fox, affittati per l’occasione dalla United Artists per ospitare un’orchestra sinfonica di 64 elementi.

8 – Come per Luci della città, in un primo momento anche per Tempi Moderni Chaplin accarezza da vicino l’idea di un film parlato. Effettua test per il sonoro e scrive i dialoghi per quasi tutte le scene. Poi alla fine opterà per il muto poichè “il parlato impoverisce il film”.

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9 – Non c’è parlato. L’eccezione più significativa è costituita dalla celebre canzone non-sense interpretata da Chaplin verso la fine del film. E’ la prima testimonianza sonora della sua voce, definita “piacevole e profonda” da Graham Greene sulle colonne del giornale The Spectator il 14 febbraio 1936.

10 – Tempi Moderni è la meravigliosa e magica uscita di scena di Charlot, personaggio nato nel lontano 1914 e irrimediabilmente legato al mimo, quindi destinato a rimanere muto. Chaplin si congedò da lui dicendo: “Non potrebbe parlare, non saprei che voce usare. Come riuscirebbe a mettere insieme una frase? Per questo motivo Charlot ha dovuto darsela a gambe…”.

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