Suono in presa diretta: damnatio spectatorum?

suono in presa direttaQualche sera fa ero al cinema a vedere Un bacio di Ivan Cotroneo. Non c’era molta gente. Nella fila dietro di me c’erano due signore, attempate, che dopo una mezzoretta iniziano a bofonchiare. “Ma non si capisce niente di quello che dicono! – afferma una delle due – quasi quasi me ne vado via!”. E l’altra gli risponde: “Ma no dai, anche se non si capisce proprio tutto il film vale comunque la pena di vederlo”. Ma la prima non ha inteso mezze misure e senza pensarci su due volte si è alzata ed è andata via.

Un siparietto alquanto eloquente, che mi ha lasciato un po’ sconcertato. Allo stesso tempo, però, mi ha fatto riflettere sul diritto dello spettatore a capire bene le battute di un film. Un siparietto che mi porta a scrivere queste righe di breve riflessione sul cosiddetto suono in presa diretta praticato in molto cinema di oggi. Ma cominciamo col chiarire o ricordare cos’è la presa diretta. Dicesi suono in presa diretta quella particolare tecnica di acquisizione del suono che avviene in contemporanea all’acquisizione del video. In soldoni, i suoni di scena e le battute pronunciate dagli attori vengono registrate nello stesso momento in cui viene girata la traccia video tramite l’uso di microfoni particolari come la “giraffa”. È evidente come il suono in presa diretta si contrapponga alla tecnica del doppiaggio, la quale invece consiste nel registrare le voci e i rumori in studio per poi montarli, in un secondo momento, sulle immagini precedentemente acquisite.

Ora la domanda è: cosa cerchiamo quando andiamo al cinema? Voglio dire, preferiamo la genuinità del “pacchetto-film” o capire il film, ergo capire cosa dicono gli attori? La presa di diretta, sempre più “di moda” sia nelle produzioni televisive che per il cinema, è spesso vista come sinonimo di neo-realismo, autorialità e termini simili. Per un regista il suono in presa diretta è un po’ una sfida, oltre che un modo per “registrare” il reale. Ma spesso il risultato non è ottimale, e a rimetterci è il destinatario dell’opera, ossia lo spettatore. Che poi, per dirla tutta, una volta non compresa una battuta (cosa che infastidisce chiunque, ammettiamolo!) perché pronunciata male o sottovoce o sovrastata da altri rumori, nel mentre ci interroghiamo (da soli o con chi ci sta accanto) sulle parole perse intanto perdiamo almeno almeno anche la battuta successiva. Quindi la seccatura è doppia.

Ecco quindi che l’interrogativo che ci siamo posti va a sottolineare la distanza che spesso si crea tra chi il film lo fa e chi il film lo fruisce. È un po’ un braccio di ferro. E chi vince? Ovviamente lo spettatore ne esce sempre sconfitto. Perché insomma, passi la veridicità delle riprese, ma capire quanto dicono i personaggi sarebbe cosa buona e giusta. E allora forse, pur nella reazione del tutto eccessiva, quella (arzilla?) vecchietta non aveva tutti i torti nel suo gesto “rivoluzionario” di “boicottare” il film.

2 commenti

  • Ciao, mi sono sempre chiesto perché in molte produzioni doppiate in italiano il suono della voce sia più “alto” (perdona gli errori ma sono totalmente ignorate in materia) rispetto al suono della voce in lingua originale, con conseguente attenuazione dei rumori ambientali, e questo è il motivo per cui ora sto leggendo questo interessante articolo 😉
    La mia domanda è se in questi casi anche il parlato in lingua originale viene doppiato oppure si riesce a tagliare totalmente la voce originale? Oppure esistono altre possibilità? grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.