Sofia nel mio autunno nevrotico di C. Apicella: recensione

sofia-nel-mio-autunno-nevrotico-copSofia nel mio autunno nevrotico di Chiara Apicella è un piccolo grande libro.

Sin da piccoli c’insegnano a non giudicare un libro dalla copertina. Ma alcune copertine sono troppo simpatiche. Per fortuna almeno non ci vietano di giudicare un libro, se non altro a prima vista, dal suo titolo. Perché anche di quelli ce ne sono di troppo simpatici. Sofia nel mio autunno nevrotico di Chiara Apicella è uno di questi. Con quel “mio” che spiazza, confonde, con questo “salto” di persona che incuriosisce, facendo subito aggrottare il sopracciglio come un punto interrogativo che esige una risposta da acquietare pagina dopo pagina. Un titolo che è solamente l’anticamera ad un’opera sincera, fresca, che va giù tutta d’un fiato come un bicchiere di spuma in piena estate, anche se il romanzo si svolge in autunno.

Sofia nel mio autunno nevrotico, dunque, ha due protagoniste: Sofia e io, che tradotto sarebbe Daria. Daria ha ventiquattro anni, studia cinema all’università e sta scrivendo una tesi sul potere dei primi piani nei film. E ha un’amica, Giorgia, che ha una cugina, Sofia. Sofia studia arte e scrive poesie, ed è l’uragano che scompiglia il piccolo mondo in cui vive Daria. Inizialmente inquadrata come la nemica che le porterà via le attenzioni di Giorgia, Sofia agli occhi di Daria passerà presto sotto tutt’altra luce, configurandosi come una rivelazione nella sua vita sentimentale…

Sofia nel mio autunno nevrotico di Chiara Apicella ha il pregio di (saper) parlare di omosessualità femminile con tono brioso e velato, leggero ma non superficiale, rosa ma allo stesso tempo per tutti. Un tema delicatissimo e spesso taciuto che passa poco a poco in primo piano grazie alla felice penna di Chiara Apicella, giovane scrittrice che palesa a più riprese tutta la sua passione per il cinema. Apicella sa motivare la storia tramite i personaggi come un bel film del periodo classico americano, dando profondità a luci e ombre del carattere di Daria e Sofia, ai risvolti delle loro anime sospese e annegate tra dubbi e voglia di novità. Il racconto, però, non ha due tempi come al cinema o come il doppio lato di un’audiocassetta anni Novanta, bensì tre. In tre tempi si articola e snoda il romanzo, procedendo fluido e senza strappi verso un terzo tempo di ampio respiro come quello praticato nel più nobile degli sport. Tre tempi come un valzer ma anche una canzone pop, di quelle che fa sempre piacere ascoltare. Ecco, Sofia nel mio autunno nevrotico è cinematografico anche nella sua componente musicale. In un libro? Sì, in un libro. Apicella “accompagna” la lettura con canzoni (senza dubbio tra le sue preferite) che scandiscono le fasi spirituali di Daria, passando sia nei suoi auricolari indossati ogni mattina sulla strada verso l’università sia passando magicamente nelle nostre orecchie, cullandoci letteralmente nella lettura. Una playlist, riassunta nelle ultime pagine del libro, che spazia dagli Smiths ai Radiohead, da Bob Dylan a Antony and the Johnsons, passando per la colonna sonora dei film Ritorno al futuro e Requiem for a Dream (due dei tanti citati lungo il romanzo, tra cui Harry ti presento Sally e Insonnia d’amore).

Sofia nel mio autunno nevrotico è un’opera che rimane concentrata su di sé, sull’amore, in un romanzo di formazione circoscritto a tre mesi (ecco il tre che ritorna), da metà settembre a metà dicembre, attraversando tutta una stagione, l’autunno, senza dubbio la più uggiosa ma pregna di novità future, che si sposa al situazione meteo-spirituale di Daria. Una stagione che, giunti sul finale, si apre al futuro, ad un nuovo futuro, che bypassa il grigiore dell’inverno verso il profumo e la luce della primavera. La stessa che auguriamo anche alla sua brava scrittrice, Chiara Apicella, che sembra partita col piede, anzi la stagione giusta.

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