Sì di Luca Ferri: recensione cortometraggio in Orizzonti Venezia 77

Recensione di di Luca Ferri.

si luca ferriScritta da Vanessa Forte.

Presentato Fuori Concorso fra i corti della sezione Orizzonti di Venezia 77, di Luca Ferri è un’opera che, come uno scritto di Robert Waiser, dietro un’apparente semplicità nasconde una complessa struttura e un profondo e criptico significato.

In un salotto anni ’50, un signore di mezz’età guarda in tv una serie di immagini sulla creazione dell’universo. Addormentatosi, precipita in un incubo abitato da cacciatori di orsi. Accompagnato da musiche funeree, lo schermo cinematografico si divide in due e mentre nella parte sinistra continuano a scorrere le immagini, in quella di destra è possibile leggere un testo riferito a un episodio di suicidio accaduto nell’infanzia del regista.

Luca Ferri è sicuramente uno dei registi più talentuosi ed eclettici del panorama cinematografico italiano. Se spesso l’arte viene associata al furore, Ferri invece è freddo, programmatico, ma non per questo meno struggente e poetico.
Nonostante torni nei suoi amati spazi chiusi, le sue “gabbie”, a differenza di altri suoi lavori qui il regista bergamasco compie una grande opera di equilibrio tra tre diverse espressioni artistiche, i riferimenti letterari a Ja di Thomas Berhard, le musiche contemporanee di Dario Agazzi e le immagini tratte dall’Archivio Prelinger, facendo in modo che nessuna sia sussidiaria all’altra, mantenendo per ognuna una propria indipendenza e dignità artistica.

Un film profondamente intimo e personale, che si concentra sullo specifico senza pretese di universalità, che ogni spettatore può adattare al proprio pensiero. Questo per mostrare la totale assenza di ogni riscatto e di ogni speranza, come si evince proprio partendo dal titolo, un’affermazione su una negazione, l’ultima possibile.
Dunque un film sul senso della vita e sul senso della morte, ma anche sul senso del fare, perché è fondamentale la motivazione che ci spinge ad agire, compreso il senso di fare cinema.

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