Seberg di Benedict Andrews: la recensione del film

Recensione di Seberg di Benedict Andrews.

seberg filmScritto da Pietro Braccio.

Jean Seberg è stata una grande attrice francese attiva tra gli anni ‘50 e ‘60, musa della Nouvelle Vague e protagonista di una vita piuttosto breve ma sufficientemente tormentata. Seberg di Benedict Andrews, presentato fuori concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, non è il classico biopic sulla vita dell’attrice, bensì un focus sul periodo in cui il suo nome venne accostato a fatti di cronaca: la Seberg, infatti, fu presa di mira dall’FBI quando cominciò a sostenere le Pantere Nere (organizzazione rivoluzionaria afroamericana molto attiva negli anni ‘60), con il cui leader, Hakim Jamal, ebbe una relazione.

Kristen Stewart, finalmente fuori dalla “trappola” dei suoi vecchi personaggi (vedi Twilight) e oramai adulta nello scegliere progetti ben più interessanti (pur con le dovute eccezioni), dà corpo e voce alla Seberg sembrando a proprio agio nei suoi panni, ben affiancata da Anthony “Falcon” Mackie nelle vesti di Hakim Jamal e Jack O’Connell in quelle di Jack Solomon, un federale dai sani principi fin troppo coinvolto nel caso aperto sull’attrice francese (anche se su questo aspetto aleggia un po’ di puzza di stereotipo).

La struttura del film è così classica da rasentare la piattezza, alquanto carente nel costruire e assecondare l’interesse dello spettatore. Qualche scivolone nella sceneggiatura e una regia che si limita al compitino ben svolto (ma anonimo!) rendono il film poco riuscito, data la potenzialità drammatica, a tinte quasi da thriller, che la true story portava con sé. Il materiale di partenza non è sfruttato a dovere e la sensazione finale è che sia stata scelta la strada in discesa della superficialità. Conseguenza inevitabile: poco coinvolgimento e poche emozioni.

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