Se son rose: semplice e sincero, un Pieraccioni rifiorito

Recensione di Se son rose di Leonardo Pieraccioni.

se son rose di leonardo pieraccioniSono passati 23 anni da quel folgorante esordio de I laureati (1995), superato l’anno seguente da quel capolavoro di commedia de Il Ciclone (in questo post scopri dove è stato girato). A seguire Leonardo Pieraccioni ha inanellato una serie di successi, più o meno grandi al botteghino, con Fuochi d’artificio (1997), Il pesce innamorato (1999), Il principe e il pirata (2001), Il paradiso all’improvviso (2003), Ti amo in tutte le lingue del mondo (2005) e Una moglie bellissima (2007). Poi c’è stato un po’ quello che in letteratura è chiamato il “blocco dello scrittore”. Film poco ispirati, che scorrono a rilento: Io & Marilyn (2009), Finalmente la felicità (2011), Un fantastico via vai (2013), Il professor Cenerentolo (2015). Insomma, non più il Pieraccioni di un tempo.

Giunto all’età di 53 anni, il toscanaccio sembra però aver fatto tesoro del principale errore dei suoi ultimi film: ricorrere ad una trama più intricata per dare spessore (anche comico) al film. Se son rose, che sin dal titolo richiama ad un buon auspicio e che si è buttato nella mischia natalizia senza troppo pretese, è un film che ricorre all’espediente opposto: la semplicità. Si sa, spesso le cose semplici sono anche più riuscite di quelle arzigogolate, e stavolta Pieraccioni riscopre il piacere della risata più sincera appellandosi ad una strana molto esile, che non impegna lo spettatore, ma lascia campo aperto ad una progressione di gag e battute che divertono tutto il pubblico, con ritmi comici alti e serrati.

Tutti i film di Pieraccioni

Se son rose, pur non paragonabile ai film del primo decennio di carriera dell’attore e regista fiorentino, è una commedia schietta, genuina, che fa i conti con l’età dell’autore, la sua vita, i suoi successi e insuccessi. Pieraccioni non si discosta dalla costante tematica di molti suoi film, ossia quella dell’eterno Peter Pan, dell’adulto che vuole sentirsi giovane, del latin lover senza età, dell’uomo incompleto e irrisolto. Ma vi si approccia con lo sguardo cinematografico di chi ora è papà. Infatti, nel dicembre 2010 è nata Martina, che oggi ha otto anni e che appare nel film in due passaggi assolutamente poetici. La piccola pare “ammonire” il babbo per l’essere (stato) il solito farfallone con le donne, ma ora l’aria è cambiata ed è giunto il momento di mettere la testa a posto. Sen son rose, quindi, è anche una sorta di piccola confessione allo specchio per Pieraccioni, che davvero, giunto nel mezzo del cammin della sua vita, pare essere cambiato, complice anche la figlioletta.

Ma Se son rose è anche una sorta di compendio e omaggio ai tanti suoi film di successo. In modo più o meno evidente, Pieraccioni cita i film che lo hanno reso celebre, in particolare Il Ciclone e Fuochi d’artificio nella scena della cena. Un’auto-citazione divertita e bonaria, non compiaciuta né stonata, ma frutto di un “effetto revival” che vuole far divertire il pubblico, mai smemorato in quanto a scene cult della filmografia del maledetto toscanaccio.

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