Ride di Valerio Mastandrea: c’è lo sguardo ma non la regia

Recensione di Ride di Valerio Mastandrea.

ride film di valerio mastandreaSguardo e regia. Due aspetti che, il più delle volte, dovrebbero combaciare. Sintomo di autorialità, affermata o in potenza. Ma non è sempre così. Nel caso di Ride, esordio alla regia di Valerio Mastandrea, c’è l’uno ma non c’è l’altra, c’è uno sguardo ma non c’è una regia che lo sposa, che lo accompagna, che lo sorregge. Allo stesso modo, il film è lo specchio del suo creatore, ne incarna tutta la genuina umanità, ma è ancora lontano dal tanto agognato appellativo di “film d’autore”.

Ride è un film che cola della libertà d’espressione e dell’autenticità spirituale di Valerio Mastandrea. Attore amatissimo e abusato del cinema italiano dell’ultimo ventennio, libero pensatore e libero battitore come dimostrato in molteplici occasioni di carattere sociale e culturale, Mastandrea dirige la sua opera prima a sua immagine e somiglianza. Non a caso prende un tema in cui troppo spesso incappiamo sui giornali, le morti bianche, le morti sul lavoro, e lo affianca a quello dell’“anticonformismo” di una giovane donna che non sa piangere per la morte del marito. Già, le lacrime come espressione del dolore. Ma chi l’ha detto che si deve per forza piangere per (di)mostrare al mondo lo strazio che ci lacera dentro? Carolina (interpretata da Chiara Martegiani, attuale compagna di Mastandrea), non versa lacrime sulla scomparsa del marito Mauro. Vorrebbe, ci prova e ci riprova, ma non ci riesce. E anche suo figlio, Bruno, pare non esternare il dolore che ha dentro, anche se si prepara come per un provino all’intervista che gli faranno in tv.

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Ride è un film che sa dove vuole colpire lo spettatore. Che sa mischiare, e non alternare (come invece troppo spesso capita), dramma e commedia. Sa essere duro e leggero, ironico e sofferente. E sa anche quando si deve andare in crescendo, suffragato da una colonna sonora che sa rendere tutto più lirico, solenne, ma anche anomalo e spiazzante. Nonostante tutti questi elementi a suo favore, Ride è carente in termini registici. Mastandrea ha chiaro il “cosa” ma non il “come”, e questo sulla lunga durata si fa sentire, lasciando uno spazio tra lo spettatore e lo schermo che a tratti dà le vertigini.

Brava, ma anche lei non del tutto dentro al personaggio, Chiara Martegiani. Prova di spessore, pur un po’ caricata, quella di Stefano Dionisi. Da applausi la breve ma pungente performance di Lino Musella. Convince anche la prestazione a muso duro del piccolo Arturo Marchetti.

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