Il treno dei bambini: recensione libro di Viola Ardone

Recensione libro Il treno dei bambini di Viola Ardone.

il treno dei bambini recensione libroTra il 1945 e il 1952 più di 70 mila bambini del sud furono ospitati da famiglie del centro-nord. È da questo spunto di carattere storico e sociale che prende il via il bel libro di Viola Ardone, Il treno dei bambini (edito da Einaudi). Un romanzo allo stesso tempo di miele e carbone, delicato e (pre)potente, lieve e profondo. Coniugando con grande fluidità e poesia il dolce e l’amaro, Il treno dei bambini è un mosaico di personaggi intensi, descritti con partecipazione e lucidità, che ci restituiscono un’umanità nazionale, quella italiana, svincolata da confini tra nord e sud, pregna di fragili imperfezioni ma anche di inattaccabile dignità.

Lo stile serrato, fatto di frasi brevi, incisive, che arrivano dritte come pugnalate agli occhi e al cuore, è la via vincente per catturarci sin dalla prima pagina, per poi non lasciarci più lungo tutto il romanzo. Uno stile che, in molti passaggi, ripropone andamenti e termini del dialetto napoletano (tra i tanti, verdummaro, scucchia, scoppola) che affondano le radici della storia in un humus regionale che aumenta lo spessore letterario del libro. Un libro che sa attecchire con forza in lettori che non conoscono i rigidi paletti territoriali che troppo spesso, alla ribalta dei media, generano sterili divisioni tra parti dello stesso grande Paese.

Tra credenze che sanno di mito, come quella che in “alta Italia” i comunisti mangiano i bambini, e grandi slanci di solidarietà che mostrano il lato migliore di un popolo uscito con la testa ammaccata ma alta da una guerra dolorosissima, I treno dei bambini fa luce su un pezzetto di Storia italiana in gran parte dimenticato.

Il libro è disponibile sia in formato cartaceo sia in formato kindle, clicca qui!

Diviso in due parti, di cui la seconda, pur necessaria, forse più debole della prima, il romanzo sa coniugare bene passato e futuro, universale e particolare, ambivalenze che ben riprendono l’anima divisa in due di un bambino “costretto a scegliere” tra l’affetto rude di una madre lontana e quello più caloroso della famiglia che lo accoglie al nord.

La prima parte è più un documento di storia italiana romanzata, ma che sa come funzionare al meglio scegliendo un tono mai sdolcinato. La seconda parte, quando il narratore (Amerigo, il bambino) è maturo e professionalmente realizzato, è invece più un’opera (parallela) di sottile indagine psicologica, che calca la mano su sentimenti forti intorno alle due famiglie, quella di ieri e quella di domani, quella originaria e quella d’adozione, quella vera e quella acquisita.

Insomma, Il treno dei bambini è un libro importante, scritto con quella maestria che sa come non farsi pesare alla lettura, raccontando una storia di ladruncoli di mele e di affetto che ci prende al cuore, ce lo stringe e non ce lo restituisce più.

Per chi fosse interessato, sullo stesso tema consiglio il film documentario Pasta Nera di Alessandro Piva, presentato alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia e disponibile in dvd.

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