Pubu – The Falls di Chung Mong-hong: recensione

Recensione di Pubu – The Falls di Chung Mong-hong.

pubu the fallsScritta da Vanessa Forte.

Diretto dal regista taiwanese Chung Mong-hong, qui anche in veste di co-sceneggiatore con Chang Yao-sheng, Pubu – The Falls è stato presentato alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti.

Dopo che è stato trovato un positivo al Covid-19 nella sua classe a scuola, la giovane Xiao Jing e sua madre Pin-Wen si trovano a dover condividere un periodo di quarantena. Questo farà emergere nella genitrice un disturbo psicotico che la porterà a perdere lavoro, soldi e casa. Ma proprio nel dipanare i nodi problematici che le avviluppano, le due protagoniste si ritroveranno.

Incentrato sulla perdita di fiducia che la pandemia mondiale ha instaurato in molti, Pubu – The Falls parte da questo attualissimo presupposto per sviluppare un racconto tutto al femminile. La vita delle due protagoniste verrà però scossa, fino alle fondamenta, da un’altra malattia, ossia il crollo nevrotico di Pin-Wen. Questo fa sì che nel film i ruoli di madre e figlia vengano, in un certo senso, ribaltati: la seconda è così costretta ad abbandonare le sue insicurezze adolescenziali per gestire non solo la malattia della madre ma entrambe le loro vite. Infatti, mentre Pin-Wen è persa nel suo delirio, Xiao Jing affronta qualcosa di più grande di lei, cercando e trovando in se stessa la forza per superare il momento nonostante nessuno, tranne la cameriera di casa, le tenda una mano: il padre l’ha abbandonata da tempo per dedicarsi ad una nuova vita e una nuova famiglia di cui lei ignorava l’esistenza; gli ex colleghi della madre che ipocritamente le regalano un mazzo di fiori per salvare la faccia; vicini di casa ostili, bancari e operatori sanitari inflessibili che sembrano coalizzarsi per mettere in difficoltà la ragazza.

Complice anche alla fotografia dello stesso Chung Mong-hong, tutti questi elementi vengono però resi in maniera estremamente algida. La diretta conseguenza è un film apparentemente statico, quasi monocorde, nell’intento di enfatizzare l’atmosfera surreale che le due donne, ma anche il mondo intero, stanno vivendo. Bravissime Alyssa Chia e Gingle Wang nel mantenere un basso profilo, evitando, anche nelle scene più drammatiche, di perdere un’essenziale compostezza.

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