Premi Oscar 2015, commenti al vetriolo sui vincitori…

I Premi Oscar non mettono mai tutti d’accordo. È un po’ una legge non scritta e sempre valida. Ma per questi Premi Oscar 2015 c’è più di un “the winner is…” che non torna. Su tutti Birdman che, pur essendo un grande film (che ho già provveduto ad osannare in questo post), si aggiudicato quattro statuette, un po’ troppe, tra cui le due più ambite… ma procediamo con ordine…

premi-oscar-2015Miglior Film e Miglior regia: Birdman di Alejandro González Inárritu. I due massimi premi al film del regista messicano sono un po’ troppi. Ci poteva tranquillamente stare la Miglior regia (vogliamo parlare del piano sequenza di un’ora e mezzo?), ma non il Miglior film. Il grande trombato dell’87esima edizione degli Academy Awards è Boyhood, un film gigantesco. Hollywood si è messa volontariamente il prosciutto sugli occhi per non premiare un film che è stato sviluppato lungo 12 anni, avvicinandosi alla vita come mai era stato fatto prima. Sono praticamente senza parole…

Miglior attore e attrice protagonista: Eddie Redmayne per La teoria del tutto e Julianne Moore per Still Alice. Delle serie “la malattia paga sempre ad Hollywood”. Lo ha dimostrato anche lo scorso anno la pur meritatissima vittoria di Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club. Hollywood ha voluto premiare il giovane Eddie Redmayne (classe 1982) a discapito della second life del grande Michael Keaton.
Julianne Moore è brava, per di più in un film debolissimo. Ma strappa la statuetta di mano ad una Rosamund Pike che per L’amore bugiardo la meritava più che ampiamente.

Miglior attore e attrice non protagonista: J. K. Simmons per Whiplash e Patricia Arquette per Boyhood. Copione perfettamente rispettato. E in questo caso va bene così.

Migliore sceneggiatura originale: ai quattro dell’Ave Maria di Birdman. Ok, gran bello script, ma mi straccio le vesti per Boyhood (ebbene sì, sarò ripetitivo…). Altro che Miglior sceneggiatura originale, qui ci stava anche la Miglior vita originale!

Migliore sceneggiatura non originale: a Graham Moore per The Imitation Game. Qualcosa dovevano pur dargli a ‘sto filmetto…

Miglior film straniero: Ida di Paweł Pawlikowski (Polonia). Ooooooo gioia infinita!! L’unica vera e propria sorpresa della serata, poiché si temeva il favorito Leviathan (Russia) o lo sgambetto di Storie pazzesche (Argentina), calorosamente “aiutato” da Almodovar. E invece vince il cinema del silenzio, in bianco e nero, un cinema dell’introspezione, un’opera magnifica!

Miglior film d’animazione: Big Hero 6. Non c’era concorrenza. Dopo Frozen dello scorso anno, la Disney vince l’Oscar per due anni consecutivi. Potentissima e inarrestabile…

Migliore fotografia: Emmanuel Lubezki per Birdman. Mah, che dire… oramai si erano flippati su Birdman, e quando gli Americani si flippano su qualcosa, si sa, sono degli schiaccia-sassi…

Miglior scenografia, Migliori costumi, Miglior trucco e acconciatura: The Grand Budapest Hotel. Tre premi sacrosanti…

Miglior montaggio: Tom Cross per Whiplash. Un premio che ci sta, per un montaggio che asseconda divinamente il ritmo musicale del film…

Migliore colonna sonora: Alexandre Desplat per Grand Budapest Hotel. Insomma, non potevano non premiare monsieur Desplat, presidente di Giuria all’ultimo festival di Venezia e in corsa in questa cinquina anche con The Imitation game.

Migliore canzone: Glory di John Stephens e Lonnie Lynn per Selma – La strada per la libertà. Canzone bellissima per un film bellissimo. Anche se avrebbe fatto furore veder vincere Everything Is Awesome di Shawn Patterson di The LEGO Movie.

Migliori effetti speciali: P. Franklin, A. Lockley, I. Hunter e S. Fisher per Interstellar. Ma allora c’era anche Interstellar!! Se ne sono ricordati!! Un premio che ci sta tutto ma rintocca (a morto) come un esile contentino (che fa più incazzare di quanto si creda in realtà!). Diciamocelo: Interstellar meritava anche tutti gli altri premi tecnici per cui era candidato, ovvero Miglior colonna sonora, Miglior scenografia, Miglior montaggio del suono e Miglior missaggio sonoro. E non sarebbero bastati a risarcirlo dalle illustri esclusioni in altre categorie…

Miglior sonoro e Miglior montaggio sonoro: rispettivamente Whiplash e American Sniper. Interstellar se li mangiava a colazione…

Insomma, Hollywood, oltre alle solite storie sui malati, ha voluto premiare il virtuosismo (vedi Birdman e The Grand Budapest Hotel) e non la vita (vedi Boyhood). Non che si possa parlare di premi immeritati, questo no, ma nel complesso c’è un po’ di squilibrio generale verso un cinema americano che pare tornare al tempo delle attrazioni…

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