Pieces of a woman di Kornél Mundruczó: recensione film

Recensione di Pieces of a woman di Kornél Mundruczó.

Pieces of a womanScritta da Pietro Braccio.

Dopo diversi passaggi a Cannes con i suoi film precedenti, l’ungherese Kornél Mundruczó approda al Lido di Venezia in concorso con Pieces of a woman, il suo debutto a stelle e strisce, almeno per quanto riguarda ambientazione e cast (tra i produttori esecutivi c’è pure Martin Scorsese).

Una storia sull’elaborazione del dolore, un dramma dove sentimenti e sensazioni potenti guidano le strazianti vicende di una giovane coppia: Martha e Shawn, dopo aver scelto di dare alla luce la loro bambina in casa, avranno a che fare con la peggior conseguenza possibile e immaginabile.

La lunghissima scena d’apertura del film è proprio quella del parto. Molto bella dal punto di vista registico, colpisce soprattutto grazie all’impressionante bravura di Vanessa Kirby (già distintasi nel ruolo della principessa Margaret nella serie Netflix The Crown), che proprio per questo ruolo ha ottenuto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile e vola spedita verso la prossima stagione dei grandi premi.

Dopo la prima parte, il film perde un po’ di potenza: il registro e il tono cambiano completamente, ma l’opera rimane solida anche grazie alla buona sceneggiatura dell’ungherese Kata Weber. Oltre alla Kirby, nel cast spiccano Shia LaBeouf e Ellen Burstyn. Quest’ultima, nel ruolo della madre della protagonista, lascia il segno per un potente monologo nella seconda parte di film che potrebbe valerle l’accesso a qualche cinquina per qualche statuetta nei prossimi mesi.

Intenso l’epilogo del film, dove non ha più importanza la ricerca del colpevole, ma viene esaltata la bellezza della maternità, sia dell’essere figlia che dell’essere madre.

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