Piano sequenza: cos’è + esempi da Hitchcock a Sokurov a Tarantino

piano sequenza nella storia del cinemaSe c’è una cosa che quando guardo un film mi manda letteralmente in estasi è il piano sequenza. Per essere chiari: dicesi piano sequenza quel segmento filmico autonomo costituito da una sola inquadratura, senza alcun taglio di montaggio, all’interno della quale si sviluppa un’intera unità di contenuto narrativo rispettando in pieno la continuità spazio-temporale.
Non potendo applicare quindi tagli di montaggio, se durante una ripresa in piano sequenza qualcuno sbaglia e qualcosa va storto, si deve ripartire da capo.

Il piano sequenza è qualcosa che mi ha sempre mandato in brodo di giuggiole. Pur essendo per definizione il massimo che a livello filmico si può fare per equiparare il tempo reale al tempo del racconto, personalmente quando ne vedo uno per me il tempo è come se si fermasse, tanto ne rimango affascinato. Piano sequenza che il più delle volte viene adoperato per mettere in risalto la prova attoriale degli interpreti, che in un ciak lungo, spesso detto anche long take, hanno modo di “recitare davvero”, di mettere in campo tutta la propria bravura, un po’ come accade durante una spettacolo teatrale dove non si può sbagliare. Piano sequenza che in alcuni casi è valso anche premi importanti per alcuni interpreti. È il caso di Anne Hathaway che in Les Misérables di Tom Hooper vinse l’Oscar 2013 come Miglior attrice non protagonista per la scena in cui canta I Dreamed a Dream.

Piano sequenza che è tornato in auge qualche anno fa con Gravity di Alfonso Cuarón (2013) e quel ciak nello Spazio lungo circa 15 minuti in apertura di film che ha lasciato tutti a bocca aperta. Una parte, che comunque già rende bene l’idea, potete vederla qui sotto:


Cuarón è uno dei più affezionati all’uso del piano sequenza nei suoi film. Ne è una dimostrazione anche il suo film precedente, I figli degli uomini (2006), in cui gira lunghe scene di guerriglia senza tagli di montaggio e addirittura fa crollare interi palazzi in piano sequenza.

Ma anche il suo “amicone” Alejandro González Inárritu non è da meno. Nel 2014 ha diretto Birdman (vincitore di quattro premi Oscar tra cui miglior regia), nel quale adotta quasi per l’intera durata del film la tecnica del piano sequenza seguendo gli attori all’interno di un teatro di Broadway, tra i corridoi, le stanze e il palcoscenico. In realtà, pur sembrando un’unica ripresa lunga due ore, si tratta di alcune lunghe riprese fuse insieme approfittando di assenza di luce e immagini fisse. Il risultato è a dir poco sorprendente. Un piccolo esempio:


Inárritu poi ne ha dato ulteriore ampia prova in Revenant – Redivivo (2015).
Ma anche Quentin Tarantino si diverte molto a giocare col piano sequenza, in modo più “canonico” in Pulp Fiction e in modo più acrobatico in Kill Bill:



Ulteriore caso di piano sequenza iniziale di ben 15 minuti è quello di Omicidio in diretta di Brian De Palma, in assoluto uno dei più strenui rivoluzionari del cinema americano della New Hollywood.

Ma la storia del cinema è piena di folgoranti piani sequenza, siano essi veri o camuffati. Simile a quello realizzato per Birdman, non possiamo non citare quello di Hitchcock per Nodo alla gola, che ha fatto letteralmente scuola. Un piccolo estratto:


Il caso poi in assoluto più estremo è stato Arca russa di Aleksander Sokurov, lungometraggio interamente in piano sequenza girato all’interno dell’Ermitage di San Pietroburgo. Un assaggio:


Gli esempi, insomma, potrebbero essere moltissimi, perché moltissimi sono stati i registi che hanno amato e (ab)usato del piano sequenza: Andrej Tarkovskij, Amos Gitai, Orson Welles, Michelangelo Antonioni, Francois Truffaut, Jean-Luc Godard, Ettore Scola, Béla Tarr, ecc. Tutti rimasti ugualmente affascinati come non mai da quella “strana” forma di non-montaggio chiamata piano sequenza.

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