Outlaw King – Il re fuorilegge: recensione film su Netflix

Recensione di Outlaw King – Il re fuorilegge di David Mackenzie.

Outlaw King – Il re fuorilegge Non si può certo dire che David Mackenzie manchi di coraggio. Prendere le mosse dagli eventi narrati nella sequenza finale di Braveheart di Mel Gibson, e quindi in un certo senso esserne il sequel, è un rischio di non poco conto. Sia perché confrontarsi oggi con un imponente film in costume non è da tutti, sia perché Braveheart è un film così grande che solo uno sciocco, o un impavido, può buttarsi a capofitto in un’impresa che incappa nell’inevitabile confronto.

Outlaw King – Il re fuorilegge è un film coraggioso, di un coraggio umile però, non folle o dissennato. Sa che la sconfitta può celarsi dietro l’angolo e anche fare molto male. Ma nonostante questo cresce e si sviluppa senza fretta intorno ad un personaggio, Robert Bruce, il futuro Roberto I di Scozia, di grande spessore storico. A vestirne i panni è Chris Pine, forse non la scelta migliore, forse non il volto migliore, ma non si può negare l’impegno e, anche in questo caso, l’umiltà con cui veste cotanti panni.

Outlaw King – Il re fuorilegge è un bel film storico, che dopo l’icona di William Wallace in Braveheart, delinea quella del ribelle re di Scozia. David Mackenzie ci mette del suo sin dalla prima scena, un lungo piano sequenza in cui si consuma il duello tra due acerrimi nemici.

Recensioni film su Netflix

Rimettere le mani su personaggi o eventi storici che hanno del sacro è già successo con Robin Hood. Si pensava che il principe dei ladri non potesse tornare sul grande schermo dopo la grandiosa prova di Kevin Costner, mentre c’è riuscito Russel Crowe, diretto da Ridley Scott, circa vent’anni dopo. A quasi venticinque anni di distanza, ci prova e ci riesce David Mackenzie, pur cercando di schivare confronti diretti.

Belle le concitate scene di battaglia in cui, non a caso, riecheggiano molto sia Mel Gibson sia Ridley Scott. Ma soprattutto convince il tono epico della vicenda, che arriva forte se non lo paragoniamo dritto per dritto ai suoi illustri predecessori. Insomma, diamo a Mackenzie quello che è di Mackenzie.

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