Old Henry di Potsy Ponciroli: recensione film western

Recensione di Old Henry di Potsy Ponciroli.

old henryQuanto è difficile fare un western oggi. Pare non essere più tempo per quello che, per decenni, è stato il genere per eccellenza del cinema americano. Forse non sarà più tempo, ma si possono fare ancora dei buoni film ambientati nel vecchio West. Old Henry di Potsy Ponciroli è uno di questi. E riesce nell’ardua impresa perché opta per una storia piccola, minimale, e un West privato dei suoi connotati più classici e stilizzati, “relegandolo” ad una fattoria sperduta in aperta campagna. In Old Henry, infatti, mancano la main street, il saloon, i duelli sotto il sole di mezzogiorno, insomma manca l’epica che ha reso grande un genere, compreso l’impiego di carismatici divi nei ruoli di spicco.

Old Henry è un buon western proprio perché rinuncia a tutti i must del genere. L’attore protagonista è un signor caratterista (ma anche un mezzo signor nessuno per il grande pubblico) del cinema hollywoodiano, Tim Blake Nelson. Interprete amatissimo dai fratelli Coen, veste qui i panni di un contadino smagrito, fisicamente spigoloso, sudaticcio, che non tiene minimamente al proprio aspetto, con alle spalle un nebuloso e tormentato passato da pistolero ricercato da mezza America. Tim Blake Nelson dà anima, pelle e ossa ad una tipologia di personaggio (il vaccaro ex pistola velocissima) che però, nel genere, ha un filone e una fisionomia ben definiti (tra le sue migliori incarnazioni quella di Clint Eastwood ne Gli spietati). E che allunga il collo verso il personaggio più ricorrente di sempre, Billy The Kid.

Old Henry ha quindi dei riferimenti importanti, li maneggia con cura e li ri-mette in scena facendo virtù di una certa economia di mezzi. E sfodera il suo meglio nelle scene dove le pistole fumano.

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