Martin Eden: il capolavoro di Pietro Marcello e Luca Marinelli

Recensione di Martin Eden di Pietro Marcello, in concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia.

martin eden con luca marinelliPer fortuna che ci sono Pietro Marcello e Luca Marinelli. Ce ne vorrebbero di più di registi e attori così, coraggiosi, atipici, ribollenti di arte ed emozioni contrastanti. E per fortuna che c’è Martin Eden a dare nuovo ossigeno al cinema italiano. Un film fuori dai canoni a cui ci siamo abituati e assuefatti, dannatamente immaginifico e poeticamente reale.

Martin Eden, esordio al film di finzione per Pietro Marcello dopo documentari importanti come La bocca del lupo e Bella e perduta, è un film necessario per il cinema made in Italy, che finalmente arriva ad equiparare e mescolare nella stessa opera fiction e documentario, in un continuo e ondivago andirivieni tra vero e falso, accaduto e immaginato, visto e ricordato. Pietro Marcello è un ribelle e il suo Martin Eden è una creatura intrigante e fuggevole, bella e perduta. Al regista casertano non interessa la perfezione. Difatti Martin Eden è tutto tranne che perfetto, e qui sta la sua forza, che lo porta a “rigenerarsi” davanti ai nostri occhi ad ogni visione. E per questo è senza dubbio alcuno un’opera più unica che rara, davvero inimitabile, davvero preziosa.

L’incontro/scontro fra individuo e società, fra popolani e lotta di classe, fra emancipazione attraverso la cultura e le gabbie imposte dalla civiltà. Temi sempre nuovi e sempre attuali, cocenti nell’inconscio della società di oggi come di ieri, che prendono vita e corpo in un adattamento di Jack London libero e liberatorio, sensuale e po’ elitario, in una Napoli senza tempo che profuma di sogno ed eternità.

Il grande lavoro registico e di montaggio di Pietro Marcello, però, non può essere scisso dalla grande performance di Luca Marinelli, l’attore del momento del cinema italiano. Ma a differenza di molti suoi colleghi (si pensi a Favino, Accorsi, Santamaria), sa essere sempre diverso, inaspettato, strabordante e preciso. Un attore vecchio stampo, o di quelli di cui hanno buttato via lo stampo, puro talento che ogni volta prende forme e tonalità nuove e meravigliose.

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