Marriage Story di Noah Baumbach: recensione

Marriage Story di Noah Baumbach: recensione

marriage story film Il cinema è scrittura. Per immagini, ma anche per parole. A ricordarcelo ci pensa il cinema di Noah Baumbach, il regista newyorkese di Frances Ha, che con Marriage Story realizza il suo capolavoro, confermandosi il miglior regista americano della sua generazione (pur giovanile nell’aspetto, si avvia ai cinquant’anni).

Marriage Story, ovvero il lato umano, dannatamente e tragi-comicamente umano, della separazione. Baumbach scava nell’animo di due personaggi tratteggiati con la cura di un romanziere, sottolineando quanto, come capita per molto cinema d’autore, una sceneggiatura ben scritta faccia il grosso dello lavoro sporco per la riuscita e la solidità di un film.

Marriage Story, con uno degli incipit meglio scritti degli ultimi anni e con finale che strugge, approdo inevitabile di un crescendo emotivo ed emozionale costruito con pregevole attenzione ai dettagli, è l’opera più matura del regista americano. Se già con The Meyerowitz Stories c’era andato molto vicino, stavolta ce la fa in pieno, con un mix di dolce e amaro, tragico e comico, che non lascia scampo al coinvolgimento e all’immedesimazione. Un film che parla di noi e a ciascuno di  noi, di una realtà (tristemente) nota a molti se non a tutti, ovvero la crisi di una relazione sentimentale. Il dolore, la frustrazione, la paura, lo spettro dell’abbandono, le incertezze della vita “senza l’altro”, ma anche l’inesorabilità di un “ultimo atto” spesso e volentieri non evitabile per sopravvivere e preservare i buoni frutti generati nel  tempo (in questo caso, come spesso capita, un figlio).

Baumbach ci racconta una delle situazioni più banali, indagate e miserevoli del nostro essere corpo e anima. E il suo film prende perfettamente forma addosso ai suoi due interpreti principali, Scarlett Johansson e Adam Driver. Ben oliati e ben diretti nei serrati scambi di battute, sulle montagne russe dei sentimenti, i due si regalano e ci regalano due performance grandiose nella loro apparente ordinarietà. Più studiata e forse manierista la prima, ben più naturale e omogeneo il secondo, siamo di fronte a due grandi attori, così giovani eppure così esperti nel padroneggiare “il mestiere” della vita e della recitazione. Commuove, infliggendoci una fitta nel cuore, la sequenza finale, con un Adam Driver che apre una breccia profonda nella sensibilità di chi guarda.

Insomma, Marriage Story ci propone nuove scene da un matrimonio, ossia il tema più vecchio del mondo come fosse la prima volta. E di questo ne sono capaci solo i grandi registi e sceneggiatori. E Baumbach lo è.

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