Leonor Teles: “Mostro il lato umano della gentrificazione”. Intervista alla regista.

leonor teles e vicente gilIntervista di Vanessa Forte.

Giovane promessa del sempre più affermato cinema portoghese, Leonor Teles con il suo primo cortometraggio Bratachian’s Ballad ha vinto un Orso d’Oro alla Berlinale 2016. Il suo nuovo lavoro Caes que ladram aos passaros (Dogs barking at birds) è in concorso a Venezia 76 nella sezione Orizzonti Cortometraggi.

Il film si apre con la definizione, tratta da Wikipedia, della gentrificazione: volevi far vedere, al di là delle definizioni, come impatta sulle persone reali?
Sì, volevo far vedere la parte “umana” della gentrificazione perché di solito quando si sente questo concetto si parla di numeri. Non si parla mai delle persone in sé ma di cifre, mentre per me era veramente importante descrivere come le persone si sentono e come reagiscono, cioè la parte emotiva del fenomeno. Ho provato a spiegare come le persone cambiano, perché non sono statistiche nei libri, provano emozioni vere, combattono con esse e poi devono trovare una soluzione mentre vedono la loro vita in mezzo alle statistiche.

La speculazione edilizia è un problema in tutto il mondo. Perché hai scelto la città di Porto e non Lisbona?
Non l’ho scelta io. Effettivamente sono stata invitata dalla municipalità a fare un cortometraggio e l’unica condizione che mi hanno posto era che fosse girato a Porto. Questo per me è stato molto importante perché io vivo a Lisbona e anche lì si combatte con questo fenomeno. Ma in fondo, proprio perché è un fenomeno globale, non ha importanza il posto dov’è stato girato visto che il film potrebbe essere ambientato ovunque.

Come hai scelto i Gil, la famiglia protagonista del film?
È stato un colpo di fortuna, una cosa successa per caso. Quando ho cominciato ad andare a Porto per vedere cosa poteva diventare il mio film, l’unica cosa che avevo in testa era che dovevo girare in estate e con protagonista un teenager. Un mio amico allora mi ha detto che avrei dovuto conoscere Vicente e il suo gemello Salvator perché lui li adorava e quindi era sicuro che mi sarebbero piaciuti. E infatti, dopo l’incontro, ho capito che volevo girare con lui.

Quanto è stato difficile entrare nel dramma della sua famiglia mantenendo l’equilibrio tra realtà e finzione?
Non è stato particolarmente difficile. Credo che tra noi sin dall’inizio ci sia stato un processo di collaborazione, dove parlavamo sempre tutti insieme di come e cosa avremmo girato e anche di come il film avrebbe dovuto essere. Così siamo diventati sempre più intimi, siamo diventati amici e ho avuto il privilegio d’entrare nella loro vita.

Ma avrai dovuto guardare la situazione da una certa distanza per poterla mettere a fuoco…
È stato un processo molto naturale per me e non ho dovuto combattere per farlo emergere…

Il protagonista è un adolescente che solo ad un certo punto si rende conto della difficile situazione familiare e reagisce fuggendo in bicicletta.  Ma mentre pedala e sembra rasserenarsi, cade. Riuscirà ad alzarsi?
Per me sì. Non so però se per gli altri lui sarà in grado di alzarsi o meno. Dipende dalla interpretazione che il pubblico vorrà dare della caduta.

Quindi la tua è una visione positiva della situazione?
Sì ho una visione positiva, ma posso anche accettare che qualcuno ne abbia una negativa e contraria  alla mia. Perché alla fine, quando Vicente è a terra in seguito alla caduta, per me sta ridendo, ma per altri magari sta piangendo. Lo lascio alla libera interpretazione di ognuno.

Posso chiederti quale sarà il tuo prossimo progetto?
(Sorridendo) Sto progettando e scrivendo il mio primo lungometraggio, però non posso ancora dirti nulla.

Rivolgo qualche domanda anche a Vicente Gil. Com’è stato per te recitare in questo film? È stata la tua prima esperienza? (ora a rispondere è Vicente Gil)
È stato piuttosto difficile perché non avevo mai recitato, questa è la mia prima esperienza. Non ero mai stato davanti a una cinepresa e in poche settimane ho dovuto fare esperienza di molte cose: le luci, le persone…

Ma sei stato molto bravo, davvero!
(Ride) Fortunatamente mi sono sentito molto a mio agio con la regista, eravamo tutti molto tranquilli e così abbiamo lavorato in allegria e ce la siamo goduta.

Vuoi continuare a recitare?
Sì, sto studiando teatro e sto frequentando una scuola di recitazione teatrale.

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