Le sorelle Macaluso di Emma Dante: recensione film

Recensioni del film Le sorelle Macaluso di Emma Dante.

le sorelle macaluso filmSiamo fatti di ricordi. Dolorosi, divertenti, commoventi, strazianti. E ogni ricordo lascia in noi un segno, come quelli impressi dalla luce su un muro scontornando gli oggetti. I ricordi sono fisici, reali, corporei, perché sono gli oggetti che ce li conficcano dentro l’anima come pugnali grondanti sangue.

Le sorelle Macaluso, opera seconda per il cinema (dopo Via Castellana Bandiera) dell’acclamata regista teatrale Emma Dante, tratta dall’omonimo spettacolo, è un film che ci entra dentro perché parla di noi. Nelle cinque sorelle siciliane, immortalate alla prova del tempo, saggio e bastardo, passando dall’infanzia all’età adulta alla vecchiaia, può specchiarsi ogni spettatore, sposando una di esse oppure mescolando le fattezze spirituali che di ognuna ci riguardano di più.

Le sorelle Macaluso è un film sulla fisicità del tempo, della memoria, della morte, ma anche della vita, del passato che non è mai passato e di un presente ricco di fantasmi inquieti. Come ci ricorda il personaggio di Maria, è una danza (s)graziata, livida ed energica tra vita e morte, anzi in punto di vita e in punto di morte. Il tempo è come un medico legale che disseziona i nostri corpi, porta a galla le rughe, lascia immutate le imperfezioni, ci cambia fuori ma ci lascia tali e quali dentro, con tutte quelle ferite ancora aperte e quelle cicatrici che non ci permettono di dimenticare che ciò che siamo è frutto di ciò che siamo stati.

Le sorelle Macaluso è solo all’apparenza le sue bellissime protagoniste, nelle tre età che ci vengono raccontate. O meglio, è anche le sue protagoniste, vibranti, vive, scontrose, con tutte le loro discussioni e i loro sorrisi. Il secondo film di Emma Dante è però anche un grosso passo avanti dal punto di vista registico per la drammaturga palermitana. Anche se non mancano piccoli grandi scivoloni che vogliono forzare un po’ la mano sulla componente autoriale (come i dettagli sulle interiora animali) o altri che tradiscono qualche insicurezza (troppi i flashback che vogliono un po’ scolasticamente sottolineare il misfatto all’origine di tutto). Ma ci sono anche passaggi stilistici chiari, come quella non fretta di tagli di montaggio che arrivano sempre (dopo qualche lungo istante) in ritardo, come a darci teatralmente tempo di guardare ancora e vivere quel tempo di “attesa”. Sempre in termini teatrali sono ridondanti alcuni elementi (su tutti il cavallino a dondolo o il pinocchietto abbandonati nella voliera), ma allo stesso tempo qui sta un assoluto punto di forza del film: la casa. Con tutti i suoi oggetti, oggettini, ammennicoli e quant’altro manifesta la grande personalità da “attrezzista” che si cela in Emma Dante, il lato più artigianale e vero del suo sguardo sulla realtà. Così come è meraviglioso e splendente l’apporto dato dalle location, elette scenografie naturali che lasciano incantati (su tutti lo sgarrupato e sbertucciato cinema all’aperto).

Punto a sfavore del film, l’uso un po’ forzato delle canzoni (su tutti Franco Battiato e Gianna Nannini) che calano un po’ dall’alto un lirismo e una poesia che senza dubbio è d’effetto ma allo stesso tempo ci coglie  un po’ alla sprovvista. Punto invece a favore è il coraggio di Emma Dante, nel panorama del perbenista e puritano cinema italiano, nel mostrare il dolcissimo e intenso bacio lesbo tra Maria e la sua giovane collega dell’arena estiva.

Insomma, Le sorelle Macaluso è un film fatto di contrasti, non privo di sbavature, ma pieno di una sensibilità e di una vita che scendono dallo schermo e ci inondano con la forza di una mareggiata inaspettata.

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