Le nostre battaglie di Guillaume Senez: recensione film con Roman Duris

Recensione di Le nostre battaglie di Guillaume Senez, con Roman Duris.

Le nostre battaglie film di Guillaume SenezPartiamo dalla fine. Da quella sequenza finale che mi ha scosso, facendomi piangere e tremare come mi capita raramente. Partiamo da quella scritta, impressa con la vernice sul muro esterno di casa: “Nous vous attendons”. Noi ti aspettiamo. E lo aspettavamo anche noi un film potente come Le nostre battaglie di Guillame Senez, giustamente premiato al 36esimo Torino Film Festival con il premio del pubblico.

Le nostre battaglie. Titolo che ci ricorda un po’ La nostra vita di Daniele Luchetti (ri-leggi la recensione), col quale condivide il cuore del film: un padre, rimasto solo coi due figlioletti, alle prese con una vita difficile, sempre controvento, sempre contromano, sempre di corsa, col solo fine di garantire alla prole il meglio da ogni giornata.

Olivier (un gigantesco Roman Duris) lavora da mattina a sera in fabbrica e ai figli ci pensa la moglie Laura, impiegata in un negozio. La donna, però, è esausta e un giorno scompare, lasciando il peso dell’intera famiglia all’uomo. Olivier si ritrova così da solo a gestire ogni battaglia quotidiana, dall’andare a riprendere i bimbi a scuola ai compiti a casa, dalle bizze e le smanie tipiche di ogni bambino al profondo senso di solitudine provata ogni sera che si corica e ogni mattina che si alza. Le battaglie di Olivier sono un po’ anche le nostre, e forse è per questo che Le nostre battaglie ci trafigge il costato, appena sotto al cuore, premendo su quel dolore che ci fa male ma non ci mette al tappeto.

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Tutto giocato sui toni del grigio e del blu, Le nostre battaglie è un film che ci scalda dentro tramite dialoghi mai esasperati, che lasciano venire a galla il tempo della riflessione, intorno a quale società stiamo vivendo e quale lasceremo a quei figli per i quali oggi combattiamo ogni santo giorno. Un’opera che ci fa pensare ai film dei fratelli Dardenne e a tutto quel cinema sociale e familiare (si pensi a Dopo l’amore di Lafosse) che la cinematografia francese da sempre, con sensibilità innata e inimitabile, ci sa regalare. Un cinema impegnativo, duro, che sa però mitigare le ferite e le fatiche più atroci dell’anima grazie a sceneggiature che sanno smorzare e dosare l’amaro, facendocelo digerire e assorbire come un insegnamento destinato a non abbandonarci facilmente.

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