La stanza di Stefano Lodovichi: recensione film con Guido Caprino

Recensione di La stanza di Stefano Lodovichi.

la stanza filmSbaglia sono chi prova, osa, rischia. Ecco, Stefano Lodovichi con La stanza a molti potrà sembrare che abbia sbagliato, che il suo film sia stonato ed eccessivo da vari punti di vista, e forse è così, ma è un’opera che nel panorama del cinema italiano è rarissimo trovare, e questo perché si confronta con più generi e un immaginario che nel panorama nostrano abbia praticato pochissime volte nell’ultimo ventennio. Infatti, di matti da legare, pazzi scatenati e killer folli nel cinema made in Italy non ce ne sono stati molti e questa assenza di punti di riferimento è allo stesso tempo punto di forza e di debolezza de La stanza. Ma poco importa a Lodovichi che con coraggio si cimenta in un’opera che sa come non lasciarci indifferenti, anche suscitando emozioni non del tutto a suo favore.

La stanza è allo stesso tempo thriller, horror e mystery. C’è quindi molta carne al fuoco, che il regista fa cuocere prima a fuoco lento e poi a fiamma bella viva. Il risultato è una pietanza forse un po’ bruciacchiata, ma comunque saporita.

I riferimenti e gli omaggi pescano nel cinema americano, tra i tanti si possono citare: Psycho di Hitchcock per il buco nel muro o più in generale tutto il cinema del maestro del brivido che si dipana in una casa strutturata attorno ad una scala curva (ne consegue che un’altra citazione è a Stoker di Park Chan-wook), Babadook per il rapporto madre-figlio e il tono sostenuto della recitazione di Camilla Filippi, Shining di Kubrick per il tema della pazzia che cresce nella claustrofobia di una grande abitazione. Fuori c’è un temporale infinito, la casa scricchiola come una nave in tempesta, la magione diventa così un castello/prigione che è più luogo della mente che luogo fisico. Poi ci sono i tre personaggi che si caricano sulle spalle tutto il film. Con un impianto teatrale, si sviluppa uno strano e inquietante ménage à trois dove, diversamente da come può sembrare in un primo momento, a mancare è proprio la figura dell’amante, anche se il terzo incomodo arriva comunque e proviene da un tempo imprecisato.

La stanza non è un film del tutto riuscito, va detto con onestà, ma il tentativo attuato da Stefano Lodovichi merita di essere premiato, chiudendo un occhio su quelle sbavature che non possono non esserci quando ci si mette alla prova e in gioco su un genere ibrido e scivoloso. Bravi tutti e tre gli interpreti, anche se spicca la prova muscolare e rabbiosa di Guido Caprino.

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