La Belle Epoque: sul set dei (bei) ricordi

Recensione di La Belle Epoque di Nicolas Bedos.

La Belle Epoque filmSiamo fatti di ricordi. Che in un certo senso sono un po’ come i sogni, cristallizzati in un tempo eterno, quasi un non-tempo. E il cinema ha lo stesso potere: rendere eterno il tempo, trasformando il passato in presente, restituendo come vera la finzione più profonda. La Belle Epoque affonda intelligentemente le sue radici intorno a queste suggestioni, legandole al sentimento che più ci culla e ci tormenta: l’amore.

E se potessi rivivere il giorno più bello della tua vita? Lo slogan di lancio del film fa presa all’istante sullo spettatore. Perché chi non vorrebbe montare su una macchina del tempo per vivere una seconda volta quell’emozione che, durata anche solo un attimo, ci ha segnato per la vita intera? Il cinema è quella macchina del tempo e l’agenzia di Antoine (Guillame Canet) ricostruisce pressoché perfettamente i set dei nostri ricordi. A ri-viverli è Victor (Daniel Auteuil), il cui matrimonio con Marianne (Fanny Ardant) è arrivato al capolinea. Ma può una ricostruzione finta e posticcia riaccendere un vero amore praticamente spento? A provarci, in questa ardua impresa, sarà la bella (molto!) e brava (altrettanto!) Margot, interpretata dalla raggiante Doria Tillier.

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A suo modo La Belle Epoque è meta-cinema. E la nostra mente corre inevitabilmente a Effetto notte di Francois Truffaut, a quegli scorci di set pullulanti di tecnici, carrelli, luci, comparse. Nicolas Bedos sa cosa vuole ottenere dal suo film, ovvero un sorriso costante e duraturo in chi guarda, conducendolo in un paese dei sogni e dei balocchi che, potendo, vorremmo sperimentare tutti. La Belle Epoque diverte tenendo alto il ritmo delle battute in una sceneggiatura scritta con attenzione e dovizia di particolari, intrecciando con originalità realtà e finzione, in continuo equilibrio tra vero e falso, recitato e vissuto. Una commedia romantica che rilancia la nota e meritata bravura dei francesi nel genere della comedie, con un respiro ampio, fresco, europeo. La Belle Epoque osa sia nei dialoghi (basti pensare alla scena d’apertura, che ci va giù pesa in paroloni) sia nel montaggio, serrato e atletico, sostenuti egregiamente da una colonna sonora che infiocchetta tutto al meglio.

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La Belle Epoque è quindi un’opera spigliata, fluida, acuta. Un atto d’amore verso il Cinema e gli amarcord dei “bei tempi” di gioventù. Con un quartetto d’attori in forma smagliante che recitano all’unisono: Daniel Auteuil, Fanny Ardant, Guillaume Canet e Doria Tillier. E quest’ultima è un assoluto colpo di fulmine.

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