Killer Joe di William Friedkin: la recensione

Killer-JoeLa scena della coscia di pollo sarà ricordata a lungo dai festivalieri veneziani. Una lunga manciata di minuti che diverte, galvanizza, spalanca gli occhi, alza l’asticella del sexually correct, vale il prezzo del biglietto. A questa in Killer Joe si somma la prova di un Matthew McCounaghey larger than life. Magnetico, enigmatico, crudo e credibile pulotto con cappello da cowboy che nel tempo libero si diletta a far fuori la gente su commissione. Si muove in una sceneggiatura calcolata, millimetrica nelle battute, chirurgica nelle definizione dei personaggi, con fucilate degne del migliore Tarantino/Rodriguez. Il regista William Friedkin nel 1973 entrò nella storia con una bambina che dimenava la lingua come un mulinello e ruotava la testa come una giostra da luna park (L’esorcista). Oggi, nel 2011, con Killer Joe ha bissato un’impresa che riesce a pochi con un simpatico ed esile cosciotto del Kentucky Fried Chicken.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.