Joker di Todd Phillips: ridi pagliaccio!

Recensione di Joker di Todd Phillips.

Joker con Joaquin Phoenix“Don’t forget to smile”. È la negazione una delle chiavi di lettura che possiamo applicare a Joker di Todd Phillips, interpretato da un gigantesco e camaleontico Joaquin Phoenix. In primis perché non è un film di supereroi. Al contrario, è molto meno fantastico e visionario di quel che ci aspettiamo, estremamente imperniato nella vicenda reale di un malato di mente che precipita nella follia più spaventosa, dove il riscatto passa attraverso la vendetta e la violenza.

Arthur Fleck, alias Joker, cerca di trovare il suo posto nel mondo in una New York che si erge a cupa e paurosa Gotham City, città in piena crisi di valori all’alba degli anni Ottanta. Arthur è clown di strada di giorno e aspirante cabarettista di notte, ma presto s’accorge di essere il continuo zimbello di una vita ingrata che non esita a prenderlo a schiaffi e pugni. Un personaggio intimamente triste ed esteriormente folle che, nella magistrale prova di Joaquin Phoenix, ha la statura di un gangster di Martin Scorsese (tra i produttori del film). Non a caso, vari sono i riferimenti a Taxi Driver e Re per una notte, capolavori del regista newyorkese rispettivamente del 1976 e 1983, e non solo per la presenza in Joker di un Robert De Niro istrionico ma mai colto in fallo a rubare la scena a Phoenix. Per l’attore originario di Porto Rico, infatti, è, insieme a quella in The Master di Paul Thomas Anderson, la prova più intensa della carriera. Solo la risata, che pare provenire dall’inferno più profondo della sua anima e del suo stomaco, vale una pioggia di premi.

Joker è quindi qualcosa che sfugge al mero spin-off dedicato al più acerrimo nemico di Batman. A suo modo, è un film di formazione verso i lidi del male. Uno standalone movie che racconta l’evoluzione e l’involuzione di una vittima della società a carnefice di quest’ultima, da clown martoriato dalla cattiveria della gente a killer psicopatico. Joker è una corsa a perdifiato nel lato più oscuro di un non-eroe che si (tra)veste da eroe nel cuore dello spettatore. Su questo aspetto, particolarmente efficace è il mood che sottende tutto il film, ovvero quello di una società dell’odio e degli haters che oggi come non mai percepiamo come irrimediabilmente pulsante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.