Intervista a Philippe Le Guay e Berenice Bejo per il film L’homme de la cave

Intervista a Philippe Le Guay e Berenice Bejo per il film L’homme de la cave.

l'homme de la caveSabato 30 ottobre, all’interno della rassegna France Odeon dedicata al cinema francese, è stato presentato L’homme de la cave, il nuovo film di Philippe Le Guay con protagonista Berenice Bejo al fianco di Francois Cluzet. In occasione dell’incontro con la stampa, i giornalisti presenti hanno fatto varie domande. Ecco un resoconto, in forma di dialogo, di alcune risposte.

Quali sono le ragioni del suo film L’homme de la cave?
Philippe Le Guay: Il negazionismo è una tematica terribile, enorme, la menzogna che nega l’esistenza dei campi della morte, dei campi di sterminio. La situazione del film è un uomo che, rinchiuso nella sua cantina, nega e con la sua negazione distrugge tutto, la famiglia e per estensione tutta la società. Questa è l’idea che mi è stata da guida. Questa situazione non è frutto della mia immaginazione, però è una storia che ho sentito raccontare da persone che conoscevo. Quando ho saputo che gli era successo di vendere una cantina ad un neonazista, ho capito l’incubo in cui sono cascati e ho voluto esplorare questo incubo nella sua realtà sociale, storica, sociologica, e nello stesso tempo farne un racconto fantastico. Il negazionismo è come un veleno dello spirito e della mente.

Come si è approcciata al suo personaggio?
Berenice Bejo: All’inizio il mio timore era che questo personaggio fosse troppo spettatrice e non abbastanza attiva. Non è ebrea quindi non è toccata direttamente dall’uomo nella cantina. Rapidamente però lei inizia a lottare e s’impegna con più forza in questa storia rispetto al marito. Un po’ smarrisce la sua strada, ha paura per la sua famiglia e in particolare per la figlia. Il personaggio si è costruito nei suoi silenzi, nei suoi sguardi e nei movimenti della cinepresa. Come si sale dalla cantina verso il resto dell’appartamento, cresce anche il personaggio.

Ci sono degli inserti quasi horror in L’homme de la cave. Come a dire che il negazionismo non si ferma a ciò che vediamo…
Philippe Le Guay: Mi viene in mente Pasolini che di fronte ad un giornalista che gli diceva quanto il suo cinema fosse al contempo realistico e poetico rispose dicendo che la realtà è poetica. La realtà è orrorifica, ci può far paura, ci fa paura, e questo lo penso in relazione al complottismo, alla negazione della storia o della scienza o dei vaccini o dei genocidi. Tutto questo è veleno del pensiero. Penso al personaggio di Iago in Shakespeare che dice “Io non sono quel che sono”, frase completamente folle detta anche dal personaggio di Francois Cluzet. Volevo che la cantina fosse il posto dove è annidata questa paura.
Berenice Bejo: Come noi che siamo genitori di ragazzi possiamo spiegare loro dove si colloca realtà? Nel film il personaggio di Francois Cluzet dice della cose vere ma sposta la tematica del soggetto. Come i ragazzi possono non cadere in trappole di questo tipo? Questo è stato raccontato molto bene da Philippe.

Perchè ha scelto Francois Cluzet?
Philippe Le Guay: All’inizio non ho pensato a lui. Il mio film precedente con lui era Normandie nue dove interpreta un personaggio umanistico, che ha a cuore il mondo contadino, era una favola tenera con un personaggio estremamente solidale. Poi poco dopo aver finito la sceneggiatura ci siamo visti a pranzo: l’ho visto arrivare e aveva già questi capelli e questo sguardo spaventoso e ho pensato che dovevo andare ad esplorare dentro di lui, vedere come sarebbe diventato sfocato, torbido, inquietante.

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