Intervista a Marco Capocasa, autore del romanzo Elbrus

Intervista a Marco Capocasa, autore del romanzo Elbrus, insieme a Giuseppe Di Clemente.

elbrus libroIl riscaldamento globale sta producendo effetti ormai devastanti, tanto da compromettere seriamente la sopravvivenza dell’umanità e di tutte le specie animali e vegetali sul pianeta Terra. Da questo contesto, tra l’apocalittico e lo sci-fi, si muove Elbrus, il romanzo d’esordio di Marco Capocasa, scritto insieme a Giuseppe Di Clemente. Abbiamo intervistato Marco Capocasa, ecco cosa ci ha raccontato.

Partiamo da te: tu sei un antropologo molecolare, ti occupi di diversità genetica umana e problematiche etiche nei campi della ricerca antropologica e biomedica. Insomma, a prima vista non c’è niente di più distante dalla scrittura e dalla narrativa di fiction. Come la scrittura è “spuntata” nel tuo DNA?
La scrittura è la forma attraverso la quale si comunicano i risultati scientifici e le loro interpretazioni ed è inoltre la principale forma di narrazione del sapere antropologico. Affiancare la scrittura creativa a quella scientifica è stato un passaggio che desideravo fare per mettermi alla prova in un ambito, quello della narrativa, che mi appassiona molto.

Elbrus è il tuo esordio nella narrativa di fantascienza. Prima hai pubblicato due libri di divulgazione scientifica: Italiani. Come il DNA ci aiuta a capire chi siamo e Intervista impossibile al DNA. Storie di scienza e umanità. Come è nato in te il desiderio di confrontarti con la fiction e in particolare con la fantascienza (genere non molto praticato il Italia)?
La fantascienza è da sempre il mio genere letterario preferito. Da ragazzino sono stato un avido lettore dei classici e da adulto ho mantenuto questo mio interesse, scoprendo nuovi autori e riscoprendone altri.

Elbrus l’hai scritto insieme a Giuseppe Di Clemente. Come vi siete incontrati e come è stato scrivere un romanzo a quattro mani?
Io e Giuseppe abbiamo questo interesse comune per la fantascienza. Lui aveva da poco finito di scrivere il suo precedente romanzo, Oltre il domani, e mi aveva chiesto di leggere la bozza per compiere una revisione del testo e per dargli un parere. Da quelle chiacchierate è nata l’idea iniziale di Elbrus che nasceva come un racconto breve, ma poi è diventato un progetto molto più ampio. Lo abbiamo maturato insieme, passo dopo passo, e nel farlo ci siamo anche divertiti a sviluppare un nostro metodo per scrivere a quattro mani.

Il tuo libro si apre con una serie di vocaboli alieni con relativa trasposizione fonetica. Mi fa venire in mente Incontri ravvicinati del terzo tipo. Avete creato un linguaggio per il “diverso”?  Come avete ri-creato o immaginato ciò che non conosciamo di quell’altrove che comunemente chiamiamo Spazio?
In Elbrus si vengono a creare tensioni dovute al problema dell’incomunicabilità e della diversità linguistica e culturale. Escogitare una scrittura e un linguaggio “alieno” è stato necessario per cercare di trasmettere al lettore la giusta percezione dell’esistenza di queste barriere. Lo abbiamo fatto anche per evitare lo strano effetto che ci suscita la visione, per esempio, di qualche vecchio episodio di Doctor Who dove specie aliene, come i Dalek e i Thal, si esprimono in perfetto inglese.

Tre aggettivi per descrivere Elbrus e una motivazione che spinga il lettore a leggerlo.
Aperto, profondo e, speriamo, avvincente. È un romanzo di fantascienza dove la fantasia si nutre del sapere scientifico contemporaneo.

Quando si parla di fantascienza, si pensa subito ad autori come Asimov, Arthur C.Clarke, Philip K.Dick. Quali scrittori ami particolarmente e a quali ti ispiri?
I miei autori “classici” preferiti sono due di quelli che hai citato, Isaac Asimov e Arthur Clarke, ma anche Ray Bradbury, Stanislaw Lem, Frank Herbert e Ursula K. Le Guin. Fra i contemporanei, ho apprezzato molto la trilogia Remembrance of Earth’s Past di Cixin Liu.

“Un’avvincente storia di fantascienza al limite tra quello che è stato e quello che potrà essere” si legge nella quarta di copertina. Ecco, dal tuo punto di vista, sia di scrittore che di scienziato, che futuro ci aspetta?
Non sono in grado di rispondere a questa domanda e il nostro romanzo fantascientifico non può fornire risposte in merito, al massimo speriamo possa offrire qualche spunto di riflessione. In Elbrus abbiamo delineato un futuro in cui il global warming ha contribuito in maniera determinante a incrementare lo scioglimento dei ghiacciai, il degrado dei suoli e la desertificazione. Per farlo ci siamo basati sui risultati di recenti studi di climatologia, a partire dai quali però abbiamo chiaramente viaggiato con la fantasia per costruire un’ambientazione congeniale alle vicende del romanzo.

Hai già in mente un nuovo progetto letterario? Stai già scrivendo qualcosa di nuovo?
Io e Giuseppe ad oggi stiamo continuando con piacere la nostra collaborazione, lavorando a un secondo romanzo le cui vicende sono ambientate nello stesso universo narrativo di Elbrus.

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Un commento

  • Ringrazio Tommaso per l’intervista e per la sua ospitalità su Onesto e Spietato. Per chiunque volesse discutere di Elbrus con me e Giuseppe, vi aspettiamo qui oppure sui nostri profili Goodreads, Medium e Fb.

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