Intervista a Ludovica Ottaviani sul libro Sotto il Sole della KaliFormia

Intervista a Ludovica Ottaviani, autrice del libro Sotto il Sole della KaliFormia.

Sotto il Sole della KaliFormia Un manipolo di “nuovi mostri”, vicende dallo sfondo pulp, la costa laziale come ambientazione. Sono solo alcuni degli elementi che compongono i sei racconti presenti in Sotto il Sole della KaliFormia, raccolta scritta da Ludovica Ottaviani e pubblicata da Edizioni Haiku, in libreria e sugli store online dal 7 giugno. Ho incontrato l’autrice, ecco cosa mi ha raccontato:

La tua raccolta di racconti ha un titolo molto curioso, Sotto il Sole della KaliFormia. Come ti è venuto in mente?
Sotto il Sole della KaliFormia nasce… dalla suggestione, che è il grande motore occulto che alimenta spesso la creatività. La “K” evoca, sul piano estetico-grafico, il titolo del film del 1993 Kalifornia, con Brad Pitt, Juliette Lewis e David Duchovny: un lungometraggio che raccontava il lato più oscuro della West Coast, un’opera minore figlia del nuovo clima culturale degli anni ’90. Ma nel titolo c’è anche Formia, un riferimento all’omonima località della Riviera di Ulisse, che già colloca lo spettatore negli spazi che faranno da sfondo alle sei vicende narrate. Sotto il Sole della KaliFormia è un neologismo che gioca con l’essenza stessa della raccolta: una collezione di racconti dal gusto pulp, figli di un immaginario spesso di genere, ispirati dalla cultura americana, ma ambientati rigorosamente in Italia. C’è anche una piccola curiosità che lega a doppio filo la Riviera di Ulisse e la California: saltando in auto e percorrendola, vi accorgerete che molti nomi delle località conservano una certa omonimia: Sacramento, Santa Monica, Rio Claro, Borgo Hermada… esistono realmente, ma non sono solo negli Stati Uniti!

Sullo sfondo del Basso Lazio, a cavallo tra anni ’60 e ’70, ci troviamo di fronte a personaggi bislacchi come cowboy nostrani, piccoli criminali da strapazzo, sosia di Elvis e giornalisti ficcanaso. Sembra una galleria di nuovi mostri di una rediviva e black comedy all’italiana. Come sono nati questi personaggi?
I personaggi, di solito, irrompono nella mia quotidianità senza nessun preavviso: sono seduta sul divano, sto guardando un documentario e, di colpo, vedo nella mia mente un nome. E subito dopo associo questo nome ad un volto (sì, sono una specialista nelle references… mi diverto troppo!) e ricostruisco il suo passato, la sua storia, delineando i possibili scenari che potrebbero aprirsi nel presente sulla sua strada. Sono affascinata dalle persone: secondo me siamo complessi come dei sistemi solari. E, in virtù di questo, non ho mai cercato di ridurre i personaggi a delle semplici macchiette, sagome – di cartone – sulla scena. I personaggi di Sotto il Sole della KaliFormia sono eredi della tradizione della commedia all’italiana basata sui caratteri; estremizzando, si deforma la lente attraverso la quale si focalizza – ed interpreta – la realtà. Ma, allo stesso tempo, i piccoli criminali da strapazzo, i cowboy, i sosia di Elvis, le ereditiere, le pin-up… sono tutti figli di un immaginario americano. Quello stesso immaginario che ha nutrito la mia fantasia di lettrice e spettatrice per anni, plasmando il mio gusto per la pop-culture, ma traslandola nell’universo italiano.

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Quanto c’è di te, in un certo senso potremmo dire “di biografico”, in questi sei racconti?
Incredibile ma vero, pur trattandosi di storie di genere, ambientate in un’altra epoca (che non ho vissuto… Karma permettendo) e palesemente sopra le righe, conservano alcuni spunti narrativi che affondano le loro radici nella realtà. Così come per i nomi di alcuni personaggi o la descrizione di alcuni luoghi… esistono realmente. Magari si chiamano in modo diverso ma sono lì, accolti da quella lunga lingua di terra che costeggia il Mar Tirreno, elementi pittoreschi che non possono non accendere la fantasia di una bambina e futura scrittrice. Questo perché il vero elemento autobiografico si annida proprio nello sfondo dei sei racconti: sono ventitré anni che vado in vacanza a Gaeta, in provincia di Latina, e la prima volta che sono arrivata lì mi sentivo come un piccolo Jim Hawkins alla scoperta della propria Isola del Tesoro. Dentro Sotto il Sole della KaliFormia c’è molto di me: ci sono le piccole, infinitesimali avventure vissute con la famiglia e gli amici in quei luoghi, ma non solo. Ad esempio, dietro uno dei racconti – Servizio in Camera – c’è un episodio reale che ha visto coinvolte me e una mia carissima amica: ci trovavamo negli Stati Uniti, nel New Jersey, e lei sbagliò il codice delle chiamate internazionali da telefono fisso chiamando il 911. Chi leggerà il racconto ritroverà questo dettaglio nelle grandguignolesche avventure di Bert ed Ernie! Nello stesso modo anche Rio Claro, il racconto che ha vinto la Biennale MArtelive nel 2019, parte da premesse analoghe: qualche anno fa un viaggio di ritorno da Gaeta a Roma si è trasformato in una sconclusionata attesa di dodici ore per me e per la mia famiglia, a causa del guasto al motore di una delle auto sulle quali stavamo viaggiando. Quel paesaggio quasi di frontiera, diviso tra asfalto, aree di servizio e rimesse per auto, è stato l’inizio di tutto, ancora una volta la benzina per attivare il motore inarrestabile della creatività.

Si suol dire che i libri di racconti non vendono. Tu invece, con fare intrepido, ti lanci nel mondo dell’editoria proprio con una raccolta di racconti. Non ti pare un azzardo?
Ti ringrazio per avermi definita intrepida: forse sono solo una ribelle incosciente, orgogliosa dell’atipicità delle proprie scelte! A parte questo, ho sempre cercato di agire controcorrente seguendo il mio istinto e raramente le leggi di mercato. So bene che i racconti rappresentano sempre un pericoloso azzardo, miscellanee caotiche capaci di spaventare i lettori fino a farli desistere; ma sono consapevole che viviamo in un’epoca post-moderna, che ha fatto della celerità e della frammentazione i propri assi cartesiani intorno ai quali sviluppare una nuova visione del mondo. I racconti possono essere letti ovunque, sono narrazioni brevi, incalzanti, a loro modo “sintetiche” (anche se medio-lunghe). Inoltre l’entrata nell’epoca post-moderna ha significato, in termini cinematografici, la possibilità di sperimentare con un montaggio dal ritmo sincopato, frastagliato, veloce come nel jazz o nel ragtime. Pulp Fiction, il capolavoro di Quentin Tarantino, ne è una prova evidente: non cito casualmente questo film, perché il cineasta americano è stato tra i primi a recuperare un concetto già esplorato dalla Nouvelle Vague negli anni ’60, adattandolo però alla pop-culture. Il risultato è un film che distrugge l’integrità spazio-temporale abbattendo la regola aurea aristotelica! In qualche modo, anche Sotto il Sole della KaliFormia segue una filosofia analoga: un racconto fa da cornice alle vicende narrate, cinque storie non collegate tra loro solo in apparenza. Ma personaggi e luoghi ritornano, anche a distanza di tempo (saltando magari dagli anni ’60 al 1974 per poi tornare nel 1967). È una “KaliFormia della mente” quella che emerge dalle pagine (rubando e parafrasando la definizione di Miller e Ferlinghetti), resa possibile solo grazie all’estrema fiducia che mi ha concesso Edizioni Haiku: quando ho rivelato loro di voler realizzare una raccolta di racconti, si sono dimostrati subito pronti a sostenere la mia scelta creativa. Mi aspettavo che cercassero di dissuadermi in qualche modo, invece la reazione è stata “ok, facciamolo”. Facciamo questa raccolta e lavoriamoci insieme tutti quanti, in un lavoro d’equipe unico che ha permesso la nascita di quest’opera.

Perchè un lettore dovrebbe leggere il tuo libro? Dacci 3 buoni motivi!
Ahia, non sono mai stata troppo brava con la sintesi…
1) Per evadere: Sotto il Sole della KaliFormia è una possibilità d’evasione, un viaggio che si può compiere attraverso lo spazio e il tempo, nato durante il lockdown del 2020. Ironico, vero? Per me ha rappresentato una vera e propria finestra sul mondo: quando avevo bisogno di staccare dalla realtà, di fuggire, tornavo in quei luoghi in compagnia di alcuni eccentrici personaggi. E subito mi sentivo libera.
2) Per riscoprire il pulp: comunemente si tende ad assimilare il pulp allo splatter, in parte anche a causa della violenza grafica e stilizzata presente nei film che appartengono al “genere” (Tarantino docet). In realtà, riuscire a definire il pulp è un’operazione molto più complessa: pulp è commerciale, pulp è pop, pulp è mainstream, pulp è di genere. Anacronistico e contraddittorio, ha attraversato il XX Secolo finendo per subire gli effetti della Storia, entrando nel nostro linguaggio comune ma perdendo via via un po’ di significato. Con Sotto il Sole della KaliFormia ho cercato proprio di recuperare quel concetto di pasticcio, guazzabuglio, giocando con i generi e le suggestioni.
3) Per vedere cosa c’è di nuovo nel mondo dell’editoria. Perché sono la prima – e me ne rendo conto – che spesso non sa cosa offre di nuovo il mercato editoriale, considerandolo spesso fermo a storie, linguaggi e situazioni demodé. Ma non è assolutamente così: nonostante l’arrivo improvviso del Covid-19, c’è un magma creativo nel sottobosco letterario che attraversa i lavori degli esordienti, degli autori più indie e meno commerciali ed è tutto da scoprire.

… e 3 aggettivi che lo definiscono?
Direi… anarchico, divertente, glam. Non segue nessun trend letterario del momento, mescola i generi, gli stili, i media e i linguaggi; è fiero della propria sfrontata natura e, come un piccolo pavone, è pronto ad ostentare il suo lato più patinato e stilizzato.

Collante tra i vari racconti è la chiave pulp. Un genere non molto praticato nella narrativa italiana. Quali sono i tuoi autori preferiti? A quali ti ispiri?
Hai ragione: il pulp non è molto praticato nella narrativa italiana, ha avuto un momento di gloria – con la stagione dei “Cannibali” – negli anni ’90, in concomitanza con il rilancio del genere sulla scia della “Tarantino-mania”. Successivamente l’entusiasmo si è sfilacciato fin quasi a scomparire, confondendo i contorni del fenomeno. Per me, ad esempio, è stato significativo l’incontro con Charles Bukowski: autore di numerose raccolte di racconti, habitué della narrazione frammentata, capace di utilizzare un linguaggio crudo, incalzante ma con guizzi di lirismo poetico: “un’aquila che fa sesso con uno scarafaggio. Il tempo è un pazzo col banjo”, per intenderci. Con il suo romanzo Pulp. Una storia del XX secolo Bukowski non ha firmato solo il suo personalissimo testamento letterario, ma ha anche gettato le basi per la rinascita di un genere, che meglio di altri ha saputo cavalcare – ed interpretare – le caotiche idiosincrasie degli anni ’90. Quindi, tra i miei autori preferiti e ai quali mi ispiro quando devo scrivere, posso citarti Bukowski, Raymond Carver, Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald: gli americani – soprattutto in originale – hanno un ritmo asciutto e incalzante, vicino al linguaggio del cinema; posso aggiungere anche Raymond Chandler ed Elmore Leonard, maestri del genere – noir e crime – ma senza dimenticare l’autore che per primo, da bambina, mi ha fatto innamorare della letteratura: Oscar Wilde. Di Wilde amo il witz, il guizzo di genio, il senso dell’umorismo caustico e pungente, mai banale e sempre brillante. Ho iniziato leggendo le fiabe, passando poi a Il Fantasma di Canterville fino ad arrivare a Il Ritratto di Dorian Gray. A quel punto, ne ero già perdutamente innamorata.
Tra le altre fonti d’ispirazione, non possono mancare modelli che provengono dal teatro e dal cinema, forse perché il mio stile è influenzato da questi due linguaggi, risultando quindi incline ad inseguire un equilibrio tra dialoghi, descrizioni dettagliate e riflessioni che permettono di approfondire la psicologia dei personaggi, rallentando il ritmo del racconto. I maestri della commedia ungherese, Billy Wilder, Ernst Lubitsch, Quentin Tarantino e Woody Allen: quando scrivo cerco di lasciarmi ispirare anche da loro, dal ritmo “indiavolato” e inarrestabile che contraddistingue le loro opere.

Guardiamo al futuro: stai già scrivendo o hai in mente qualcosa di nuovo?
Bella domanda! Se ho già qualcosa in mente? Assolutamente sì: la mia mente non riposa mai, nemmeno la notte; ogni stimolo esterno è benzina per la mia creatività. Al momento sono alla ricerca di una casa editrice per un graphic novel che ho scritto dal titolo Scusate il Disagio, disegnata da Michele Scodavolpe (lo stesso autore dietro la copertina-gioiello di Sotto il Sole della KaliFormia): una “commedia sentimentale”, on the road ed esoterica a tempo di musica rock, anch’essa divisa tra gli anni ’60 e oggi. Sono anche al lavoro su un saggio critico incentrato sul cinema horror dei primi anni 2000, quel Torture Porn reso celebre da registi come Eli Roth, anche se la prossima sfida che vorrei affrontare è la scrittura di un romanzo: potrebbe riprendere dei personaggi già presenti in Sotto il Sole della KaliFormia e far vivere loro nuove avventure, oppure avere dei nuovi protagonisti alle prese con vicende contemporanee, al confine tra quotidiano e paranormale… ancora non so bene cosa bolle in pentola, ma so di sicuro che sarà un romanzo di genere. Una nuova, caotica, raccolta di avventure indifferenziate.

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