Il mondo è un’altra cosa: recensione del libro di Jacopo Zonca

Il mondo è un’altra cosa: recensione del libro di Jacopo Zonca.

il mondo è un'altra cosaDi Jacopo Zonca, classe 1991, abbiamo già parlato in occasione di 52 49, il suo buon romanzo d’esordio nel 2018. A distanza di due anni, nel maggio 2020, in piena pandemia, è uscita la sua opera seconda, Il mondo è un’altra cosa, titolo d’impatto per una raccolta di sei racconti sul tema della devianza, di esistenze al limite, ferite nel profondo, che reagiscono alle cattiverie degli altri ma soprattutto alle storture del destino con una violenza ora pulp, ora splatter, ora horror. Sei racconti per quattro macro-generi: noir, dramma, horror e commedia. E già questo è una “medaglia al merito” per Zonca, perché non è da tutti approcciarsi a generi così diversi. La sua penna però è versatile, agile, malleabile, e sa ri-modularsi ogni volta, pur mantenendo un’omogeneità di fondo che risiede nello stile atletico, emozionale, che sa catturare le nostre pupille e tenerle incollate fino alla fine di ogni racconto.

Il mondo è un’altra cosa è una mini galleria di personaggi che ci auguriamo di non trovare mai nella realtà. Eppure, sono reali. Frutto della fantasia, ma ancorati alla realtà. In particolare a dolori legati per lo più al tema dell’amore, inteso nel suo più ampio spettro di significati. Personaggi dilaniati da piccole o grandi ferite che non si rimarginano, che non smettono mai di sanguinare. Ferite che i sei protagonisti si illudono di poter curare ricorrendo alla violenza.

Ciò che colpisce di più, e riesce meglio a Jacopo Zonca, è sviscerare ciò che scava nei suoi personaggi un abisso interiore, una voragine dentro, che diventa sempre più grande, fino a diventare praticamente incolmabile. Zonca viviseziona i loro tormenti grazie ad uno sguardo narrativo con un baricentro ben calibrato, come un acrobata su una fune tesissima. Il tempo presente e la prima persone ci fanno vivere dall’interno le loro azioni e i loro pensieri. Non c’è scarto tra lettore, autore e personaggio. Le tre entità si allineano con precisione fino a conferire a tutti e sei i racconti un mood da thriller denso di suspense. E ciascuno si conclude con un colpo di scena che ribalta tutto.

Non voglio fare spolier, quindi posso solo dire che particolarmente riuscito è il racconto iniziale, “Giulia”, anche se di grande effetto è il terzo della serie, “Call Back”, mentre il più divertente è senza dubbio “A Serbian Story”.

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