Il Maestro e Margherita: quel diavolo di Riondino!

Recensione dello spettacolo Il Maestro e Margherita con Michele Riondino.

il maestro e margherita attoriSono passati più di cinquant’anni dalla prima “uscita pubblica” de Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, eppure è ancora intatta la sua dannata sensualità, il subdolo fascino della sua complessità diegetica, l’appeal senza luogo né tempo che continua ad esercitare sui lettori di oggi come di ieri, come uno specchio nel quale trovare risposte sull’indole umana, sempre più torbida, sempre più spacciata. “Liberati dal Maligno, gli uomini, sono rimasti maligni” scriveva Goethe nel Faust e scrivono sui muri/lavagna gli attori dello spettacolo diretto da Andrea Baracco e riscritto per la scena da Letizia Russo. E nel cuore di tenebra dell’umano, come in un nerissimo inferno interiore senza vie d’uscita, ci conduce la pièce che, come una calamita potentissima, ci tiene incollati per quasi tre ore.

Libri di Michail Bulgakov

Il Maestro e Margherita è uno degli spettacoli più vivi e pungenti di questa stagione teatrale, qualcosa che risucchia come un buco nero, come un vortice che scava sempre più a fondo in noi, intorno al chi siamo, come siamo (sempre stati) o siamo diventati. Una pièce che mette fisicamente alla prova sia gli interpreti che gli spettatori, come contemporaneamente destinati al delizioso supplizio esercitato dal Male. Uno spettacolo che, come in un gioco di vasi comunicanti, trae forza e respiro in modo equilibrato ora dalla regia, ora dall’adattamento, ora dalla performance di tutti gli attori in scena. E se non fosse per questa riuscita convivenza e compresenza in cui un aspetto viene “cristianamente” in soccorso dell’altro quando qualche scricchiolio pare farsi sentire, rischierebbe di crettarsi in più punti. Infatti, presi singolarmente, la regia non sempre è solida e ispirata, così come l’adattamento di Letizia Russo appare sbilanciato tra primo e secondo atto (il primo più incentrato su Woland, il secondo quasi interamente focalizzato su Margherita). Pare rimetterci qualcosa la love story tra i due personaggi del titolo, “schiacciati” dalla figura di un Diavolo che, deus ex machina, tiene tutto e tutti in scacco come un feroce Mangiafuoco.

Film con Michele Riondino

Andrea Baracco dirige con asciutta e allo stesso tempo vivida ispirazione un’opera tutt’altro che facile. Colpisce l’ambientazione in un cubo fuligginoso, come perduto al centro della Terra, come in un aldilà che non conosce il sole, così come riempiono gli occhi l’apparizione di Pilato e il continuo alternarsi e sovrapporsi dei personaggi che entrano ed escono di scena trasformando il tempo in non-tempo. La riscrittura di Letizia Russo è efficace nel lessico e nei dialoghi, contemporanei e sentenziosi allo stesso tempo, anche se, allo stesso modo della regia, pare più compatta nel primo atto e sfilacciata nel secondo. A dar mano ad entrambi, che comunque meritano grandi applausi vista la complessità oggettiva dell’operazione “dalla pagina alla scena”, ci pensa la grande prova di tutti gli attori. Anche se innegabilmente non si può tacere sull’impressionante “dimostrazione” di Michele Riondino: semplicemente gigantesco. Dietro un Diavolo in pelliccia che guarda al ridanciano e perfido Joker di Gotham City, si carica addosso un personaggio ingombrante, in una prova mai sgraziata né sbavata. Storpio e zoppicante il personaggio, Riondino pare non aver bisogno di quel bastone che lo accompagna per sorreggere l’aura di una grande interpretazione.

Durata: 3h circa con intervallo. Visto al Teatro Metastasio di Prato.

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