I nostri fantasmi di Alessandro Capitani: ospiti o invasori?

Recensione di I nostri fantasmi di Alessandro Capitani.

i nostri fantasmiOspiti e invasori non sono proprio la stessa cosa, anche se a ben vedere il confine è labile. Siamo tutti un po’ ospiti e un po’ invasori nelle vite degli altri, negli incontri quotidiani, nei pensieri fuggevoli, ma anche nelle case. “È permesso?” chiediamo prima di entrare sulla soglia di casa, quando siamo in veste di ospiti. Quando invece siamo invasori, non c’è permesso che tenga, si occupa e basta e si difende coi denti quel benedetto tetto che abbiamo sopra la testa.

I nostri fantasmi, opera seconda di Alessandro Capitani dopo il delicato In viaggio con Adele, è un film di buoni sentimenti ma non sdolcinati, dignitosi ma non stucchevoli, capaci di farci riflettere su temi importanti – il diritto alla casa, la vita insieme, quella che gli americani chiamano “la ricerca della felicità” – fino ad un lieto fine che rinfranca e conforta.

Alessandro Capitani dirige il tutto con mano ferma ma quieta, mai uno strappo, mai un movimento sbavato o affrettato. E dimostra di essere abile anche nella direzione degli attori, Michele Riondino e Hadas Yaron (La felicità è un sistema complesso, Troppa grazia), nei panni di un giovane padre e di una giovane madre con un dolore alle spalle e un futuro da dare ai rispettivi figli. Per poi scoprire che la salvezza sta nell’altro/a. Due prove attoriali misurate, precise, prive di evidenti smagliature.

I nostri fantasmi è quindi proprio un bel film. A molti potrà sembrare un compitino fatto bene, con tutti i crismi, con tutti i sani sentimenti al posto giusto, ma è molto di più. È un piccolo grande film che dona pace e speranza e una fresca boccata d’ossigeno al cinema italiano del domani.

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