I due papi: l’umana santità dei pontefici di Meirelles

Recensione del film I due papi di Fernando Meirelles, disponibile su Netflix.

i due papi filmDue momenti in particolare la dicono lunga sullo spirito libero con cui Fernando Meirelles ha definito i contorni del suo I due papi, e sono due passaggi che legano con un nodo stretto musica e immagini: l’inserimento di Dancing Queen degli Abba nella scena delle votazioni nel conclave e quello di Bella Ciao in un flashback sulla vita di Papa Bergoglio. Meirelles compie due crossover importanti, che strizzano l’occhio più al profano che al sacro, col nobile fine di rendere più umana, e meno divina, la vicenda narrata.

I due papi, disponibile su Netflix, è un’assoluta sorpresa. Brioso, leggero, sincero. Nuova dimostrazione di grande abilità in fase di scrittura dello sceneggiatore Anthony McCarten, che già era spiccato per La teoria del tutto e L’ora più buia.

Si può raccontare il lato umano (troppo umano) che si cela dietro la santità? La risposta è affermativa. E I due papi si pone sulla stessa retta via tracciata da Habemus Papam di Nanni Moretti. Il tono, però, si fa ancora più lieve, evitando macigni esistenzialistici sul cuore dello spettatore. Parlano dei Beatles, mangiano la pizza da asporto, guardano le partite in tv. Papa Benedetto XVI e Papa Francesco condividono spicchi di vita e quotidianità come due amici dell’università, come due coinquilini che spartiscono lo stesso appartamento. Ma dietro questa facciata limpida e tersa, nascondono dolori e crisi interiori al limite dell’indicibile, nonché le sabbie mobili in cui si è ritrovato il Cattolicesimo negli anni Duemila.

Anthony Hopkins e Jonathan Pryce interpretano magnificamente i due pontefici. Spigoloso e rigido il primo, dolce e docile il secondo, per entrambi si tratta di due prove di studiata intensità, acciuffando un naturalismo che merita solo applausi.

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