Hammamet: l’apatico Bettino Craxi di Gianni Amelio

Recensione di Hammamet, il film di Gianni Amelio su Bettino Craxi.

hammamet film“Bisogna fare almeno due figli, perché se te ne muore uno, almeno hai l’altro. Restare senza figli è la cosa più atroce”. In questa battuta pronunciata da un Bettino Craxi stanco, affranto, dolorante, senza fiato, interpretato da un gigantesco Pierfrancesco Favino, sta tutto il senso di Hammamet di Gianni Amelio. Un film sulla caducità, sul senso e l’avvicinarsi della fine, della propria eredità umana, spirituale, ideologica, su questa terra e in questa società.

A vent’anni dalla morte (il 19 gennaio 2000) del leader del Partito Socialista Italiano, Gianni Amelio ci consegna un ritratto secco e limpido di uno dei titani della scena politica, discusso e contestato da sempre, ancora oggi presenza fantasma che aleggia sulle vicende italiane. Ma nelle vene del film scorre ben poco sangue. Il film, infatti, è ammantato da un pallore che trasuda tutto tranne che vita.

Cosa rimane di un movimento quando si eclissa il suo sole, la sua stella polare, il condottiero impavido che c’ha messo le mani e la faccia? Hammamet è un film sul lascito di un uomo dall’ombra tanto ingombrante quanto fragile, poiché il suo retaggio ha lasciato pochi semi capaci di germogliare negli albori del ventunesimo secolo. Ma oltre questo spaccato, che sta sul lato umano e personale di Craxi con un approccio cronachistico (e anche un po’ superficiale), Hammamet non è nient’altro. Non scandalizza, non incute timore, non genera un sotto-testo (imprescindibile per un film del genere!). La mente corre inevitabilmente a Il Divo e Loro di Paolo Sorrentino come anche a Il Caimano di Nanni Moretti (al quale Hammamet in-consciamente richiama anche tramite quel senso spettrale del finale e di alcuni passaggi della colonna sonora). Andreotti, Berlusconi, Craxi. Tre pesi massimi della politica italiana. Ma se Sorrentino e Moretti davano una loro rappresentazione del potere, Amelio in questo non riesce. Forse non gli interessava? Può darsi. Fatto sta che il suo film non riesce a scuoterci.

Hammamet sa di occasione mancata, vista anche la grande e grandiosa performance di Pierfrancesco Favino, che nell’arco di un anno ha inanellato, insieme a quella ne Il Traditore di Bellocchio, due prove che valgono una carriera, proiettato con forza tra i migliori attori italiani (trasformisti e non solo) del cinema italiano. Insomma, Amelio ha montato il motore di una Ferrari (Favino) su un maggiolino (il suo film).

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