Extinction: prospettive aliene su Netflix

Recensione di Extinction di Ben Young, disponibile su Netflix.

extinction film netflixÈ tutta una questione di prospettiva. Un sogno può così raccontare il futuro o il passato. Mentre quella che crediamo essere una premonizione è invece un ricordo. Oppure quello che crediamo essere l’alieno è il “padrone di casa”. Extinction è un film di fantascienza che ribalta le prospettive, nel quale gli alieni siamo noi, nel quale il non-umano ha preso il posto dell’umano, anche se l’azione cui ricorriamo per affermarci è (da) sempre la stessa: la guerra.

Diretto da Ben Young, Extinction, disponibile su Netflix, è un buon film sugli alieni. Anche se a questo giudizio ci arriviamo solo dopo aver scollinato la metà del film. Infatti, la prima parte fatica a farsi valere, a coinvolgere, rischiando di decretare l’estinzione del film prima di un colpo di scena che conferisce senso a tutto, e che ribalta tutto. Siamo portati a pensare che la colpa sia di una sceneggiatura incerta oppure di un attore protagonista, Michael Peña, che non riesce a bucare lo schermo. La realtà è che la sensazione di straniamento della prima parte è voluta. Certo, il pericolo di perdere lo spettatore c’è, ed è anche grosso. Ma se la pazienza è la virtù dei forti, premia chi non getta la spugna prima del tempo.

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Extinction decolla nella seconda parte, configurandosi come uno sci-fi insolito ribaltando uno dei pilastri del genere: la contrapposizione tra umani e invasori alieni. Con un buon uso degli effetti speciali e passaggi che ricordano trame da film anni Novanta, l’opera di Ben Young tira fuori la grinta sulla lunga distanza, lasciandoci con una riflessione che, partendo da un’ambientazione apocalittica, sa essere estremamente attuale. Detto questo, non possiamo non lamentare una certa carenza di emozioni, quelle emozioni che hanno “liberato” i “sintetici” (così vengono chiamati i robot come Michael Peña che sono diventati sempre più umani). Il lato cerebrale e filosofico del film domina su quello emozionale, generando uno sbilanciamento che si regge sul filo del rasoio e che sa di non soddisfare l’intera platea di chi guarda.

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