Esclusivo! Intervista a Bonifacio Angius, regista di “SaGràscia”, nelle sale dall’11 novembre

BonifacioAngiusOggi 11 novembre esce nelle nostre sale SaGràscia, opera prima del giovane e talentuoso regista sardo Bonifacio Angius. Onesto e Spietato lo ha intervistato. Ecco cosa ci ha raccontato!

Innanzitutto Bonifacio grazie di concederci quest’intervista. Ma partiamo con le presentazioni: chi è Bonifacio Angius? Ho letto che hai frequentato a lungo anche Firenze, e da fiorentino la cosa mi incuriosisce. Qual è quindi la tua formazione cinematografica?

Ho vissuto a Firenze per circa sei anni, studiavo psicologia all’università e nel frattempo frequentavo il corso di recitazione cinematografica nella scuola “Immagina”. Anche se ho intrapreso diversi studi riguardanti la cinematografia mi considero un autodidatta e credo che per capire i mestieri del cinema bisogna scontrarsi con i problemi concreti che riguardano la produzione. Ho iniziato con una camera da turista girando con gli amici al di fuori della scuola. Sono sempre stato un grande appassionato, a quattordici anni riuscivo a vedere anche cinque o sei film in una giornata.

SaGràscia si muove tra sogno e realtà, morte e vita, ricordo e preghiera. Come è nata l’idea alla base del soggetto?

Un giorno di tre anni fa stavo rovistando tra le vecchie foto di famiglia. Dentro una scatola di latta ce n’erano alcune vecchissime, in bianco e nero. In una di queste c’era mio padre. Era bambino, era in piedi sull’uscio della casa dei miei nonni a Villanova Monteleone, indossava un saio da fraticello, aveva la testa fasciata e due occhi grandi, sbarrati, pieni di paura. Incuriosito dall’immagine ho chiesto a mio padre che stesse facendo nella foto e lui mi ha raccontato una storia. La storia di un bambino che cade dalle scale, se la vede brutta, rischia davvero di morire, sopravvive e viene mandato a ringraziare Sant’Antonio per non essere morto. In quella foto mio padre stava uscendo di casa per iniziare il suo pellegrinaggio. Ai miei occhi era terribile pensare a questo povero bambino costretto a ringraziare un santo che neppure conosce, per non averlo fatto morire. Comunque, mio padre non era morto, ho pensato. Ma se fosse morto? Io non ci sarei stato, ho pensato. A partire da questo ragionamento è nato il film. Inizialmente, l’idea sembrava buona per un cortometraggio. Poi, un po’ per caso, un po’ per volontà non detta, un po’ perché ha prevalso in maniera naturale su chi scriveva la necessità di rappresentare un viaggio più interiore che esteriore e perciò lungo e contorto, di restare attaccati alla voglia di vita del protagonista, il cortometraggio è diventato un lungometraggio. Il viaggio del bambino è diventato anche il nostro viaggio, la nostra scoperta progressiva di porte da aprire, di ostacoli da superare, di stanze da vivere, di persone da conoscere. Il viaggio è diventato un film, SaGràscia.

Nel tuo film, tra gli attori, non ci sono volti noti. Come e dove hai “reclutato” il cast artistico?

Gli attori del film sono per la maggior parte non professionisti, presi dalla strada, praticamente reclutati tra gli abitanti di Ploaghe, il paese in cui è stato girato il film. A questi si aggiungono Pietro Pittalis e Stefano Deffenu attori più navigati, già protagonisti di alcuni miei corti. Pietrino e Stefano sono attori straordinari e sicuramente torneremo a lavorare insieme. Giuseppe Mezzettieri, il bambino protagonista, lo conobbi sul set di un mio corto, “In sa ‘ia”, mi è sembrato da subito una forza della natura, un bambino sveglio, intelligentissimo, monello. Poi ci sono Domenico Montixi e Francesca Niedda; Domenico ha un talento esagerato, Francesca è una mia carissima amica, una sorella, ed è stata fondamentale perché era l’unica attrice che riuscivo a vedere per il ruolo di Angela.

Tre lunghi anni di lavorazione per uno splendido  film low budget autoprodotto e costato solo 15 mila euro. Quanto è stato difficile portare a termine e in sala questa tua opera? E come sei venuto in contatto con Distribuzione Indipendente?

Realizzare questo film è stato un incubo, l’ho sognato tutte le notti per più di tre anni. Se mi mettessi a raccontare tutte le difficoltà che abbiamo avuto rischierei di annoiarti, dunque meglio chiuderla qui. Il primo contatto con Distribuzione Indipendente è avvenuto in spiaggia:  ero seduto sul mio asciugamano in mezzo alla folla, ad un certo punto ho sentito il telefono squillare, era Giovanni Costantino di Distribuzione Indipendente ed il film gli era piaciuto.  Allora abbiamo iniziato.

Non il solito film domestico all’italiana, ma una pellicola che mischia i generi e vi sfugge. Hai mai temuto, in corso d’opera, di aver intrapreso una strada troppo ripida, con scelte contenutistiche e stilistiche che il grande pubblico avrebbe rischiato di non comprendere?

Si, ho avuto paura, ce l’ho anche adesso. Credo però che il cinema debba essere realizzato da artisti veri. Se un vero artista possiede passione e amore verso la propria creazione non credo che debba scendere a compromessi e cambiare per farsi piacere dal grande pubblico, perchè a quel punto si trasformerebbe in qualcos’altro.

Folklore e religione, fioretti e preghiere, ritmi zigani e ringraziamenti urlati ai crocefissi. Come credi che sia oggi il rapporto degli italiani con la religione cattolica? E, se posso chiedertelo, il tuo qual è?

In tutti noi, che ci piaccia o no, alberga un sentimento religioso, sia che si viva in Italia, in Cina, in America o in India. Non saprei dirti quale sia il rapporto degli italiani con la religione cattolica, per quanto mi riguarda credo nel Dio caotico e confuso che ha creato la vita.

Guardiamo al futuro. Il dopo SaGràscia cosa prevede? Hai già in cantiere nuovi progetti? Ci puoi dare un’anticipazione?

Il prossimo film si chiamerà Perfidia e racconta di un uomo di circa trent’anni con grosse difficoltà ad adeguarsi al mondo che lo circonda. Ma su questo non vorrei raccontare troppo per scaramanzia.

Bonifacio, grazie mille per questa intervista. E in bocca al lupo per il tuo film!  

Grazie mille a te!!!

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