L’elefante scomparso e altri racconti: recensione libro di Haruki Murakami

Recensione libro L’elefante scomparso e altri racconti di Haruki Murakami.

l'elefante scomparso e altri raccontiHaruki Murakami ha la capacità di far scomparire il lettore, ma anche lo scrittore, perché letteralmente assorbiti nella dolcezza e nella profondità di una scrittura che non perde un colpo, nella quale sprofondiamo come in un materasso morbidissimo.

L’elefante scomparso e altri racconti è una raccolta di 17 testi, scritti tra l’inizio degli anni Ottanta e la fine dei Novanta, che in modo cristallino mettono in luce la superba abilità dello scrittore giapponese nel dare forma alla realtà e ai sogni. C’è sempre qualcosa di assurdo, di irreale o iper-reale in questi racconti, dove l’elefante che dà il titolo al libro riesce magicamente e misteriosamente a eclissarsi, passando non si sa come dalle sue naturali dimensioni ciclopiche ad altre inspiegabilmente lillipuziane.
Ogni racconto arriva dritto al segno. Anche se spiccano Sonno, Gli uomini tv, Affare di famiglia e Granai incendiati, diventato poi il film Burning del coreano Lee Chang-dong.

Il rapporto con l’inconscio, quello con la solitudine e quello di coppia sono alcuni dei temi più evidenti, ma imbrigliare Murakami dietro una mera questione di “argomenti trattati” è riduttivo, per non dire sbagliato. Ciò che più conta è quello che “sta nel mezzo”. Infatti Murakami è una di quelle penne brillanti e illuminate che, con fare tipicamente orientale, ci ricordano quanto durante un viaggio, come lo è la lettura, non conta tanto la destinazione (il finale) quanto è percorso fatto per arrivarci. L’elefante scomparso e altri racconti conferma quanto questo sia valido non solo per la “lunga durata” di un romanzo, quanto anche per quella più breve (ma anche più incisiva e scivolosa) di un racconto.

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