El otro Tom (The other Tom) di Rodrigo Plà: recensione

Recensione di El otro Tom (The other Tom) di Rodrigo Plà.

El otro Tom - The other TomEl otro Tom (The other Tom) amplia (e forse completa) il filone dei film di Rodrigo Plà incentrati sugli ingranaggi inceppati della società e della famiglia all’ombra di Montevideo. Dopo La Demora (2012) e Un mostro dalle mille teste (2015), il regista uruguaiano realizza un nuovo tassello nel suo cinema allo stesso tempo di riflessione e di denuncia, che da un lato grida allo scandalo (e alla disperazione) e dall’altro alla libertà. El otro Tom (The other Tom) guarda in faccia un tema spesso trascurato, quello dei bambini iperattivi a cui vengono dati farmaci che ne modifichino il comportamento. La madre Elena in un primo momento accetta le cure, ma poi non vede più in Tom il suo Tom (ecco l’altro Tom del titolo) e decide di interrompere la somministrazione delle pillole, incorrendo nelle lamentele della comunità che la circonda.

El otro Tom (The other Tom) è un film importante, di quelli che danno da pensare, e Rodrigo Plà ha la personalità per affrontare con polso fermo e stile altrettanto deciso un tema così spigoloso, scivoloso, impervio. Il risultato è un’opera che va a segno, configurandosi allo stesso tempo per tutti (perché il messaggio non vuole conoscere barriere) e d’autore (la presenza di un regista “ingombrante” come Plà si sente in ogni inquadratura).
Come già in passato, si pensi a Un mostro dalle mille teste, si può appunto rimproverare al regista uruguagio di non farsi mai da parte per lasciar fluire la storia in modo autonomo, con le proprie gambe, attingendo dagli eventi (rap)presentati. Plà abbonda in giochi di specchi e inquadrature a macchina fissa, rincorrendo fin troppo l’etichetta di “film d’autore”. Ma è più forte di lui e ogni sequenza è studiata per colpirci prima dal punto di vista della composizione visiva e subito dopo da quello del contenuto.

Al netto di questo, El otro Tom (The other Tom) è una storia che meritava di essere raccontata, una vicenda che pone al centro quel filo invisibile che lega madre e figlio, come un cordone ombelicale mai tagliato, come una sintonia mentale, quasi un sesto senso, che porta la madre a perseguire il bene del figlio anche alla faccia degli altri, della società, delle regole imposte. Bravissimo il piccolo protagonista Israel Rodriguez Bertorelli, ma ancora più brava Julia Chávez nel ruolo di una mamma coraggio e tutta cuore che forse avrebbe meritato un premio nella sezione Orizzonti della 78esima Mostra del Cinema di Venezia.

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