Cry Macho di Clint Eastwood: recensione

Recensione di Cry Macho di Clint Eastwood.

cry macho recensione filmCry Macho è un film senile, e con questo voglio anche dire che porta con sé la saggezza e la disillusione del tramonto del cammin di nostra vita. E nel titolo c’è già tutto il suo contenuto: emozione e fisicità. Emozioni delle più dolci, tenere, quelle che ad ogni vero uomo sin da piccolo si dice di nascondere. E un corpo che porta su di sé i segni di un tempo che non è clemente con nessuno. Clint Eastwood torna ad impersonare la tipologia di personaggio che lo ha reso celebre, il cowboy texano, stavolta anche ex asso del rodeo, e mette in mostra tutta la sua fragilità, tutte le rughe, l’ormai esile corporatura, spelacchiato in testa, affaticato nei movimenti. Eppure dietro questa fragilità c’è la forza statuaria di un attore che, proprio come il personaggio di Mike, non ha più nulla da chiedere alla vita, eppure continua a darle tanto.

Cry Macho di e con Clint Eastwood è un piccolo film, forse il più piccolo se consideriamo la sua filmografia da regista degli ultimi dieci anni. È un film invecchiato, anziano, canuto, pieno di difetti e debolezze di sceneggiatura, colmate però da una prova attoriale che, procedendo per sottrazione, sa rimanere impressa nei dettagli, negli sguardi, nei gesti più piccoli.

Oltre dieci anni dopo Gran Torino, Eastwood torna a legare il suo personaggio a quello di un ragazzo, il giovane Rafo, e ad un breve ma intenso do ut des, nel quale Mike ha tutto da dare ma anche qualcosa da imparare. Dopo The Mule, Cry Macho è un nuovo road movie, stavolta molto più affaticato e privo di mordente, ma altrettanto assolato e intimamente vitale, animato da quelle piccole emozioni che ci fanno ancora mordere la vita fino a quel confine che non vogliamo mai oltrepassare, ossia la morte.

Cry Macho ha quindi nel complesso un passo stanco, zoppo, è inutile negarne le carenze. Ma poco importa, è un male perdonabile ad un Clint Eastwood che a 91 anni ha ancora la classe e l’intensità di un signore del cinema.

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