Cose dell’altro mondo: la recensione

Cose dell’altro mondoToni da commedia per contenuti da dramma. Personaggi da Lega Nord per morali da gente di (centro)sinistra. Francesco Patierno mischia dolce e salato, caramello e limone, in una soluzione che però non è né carne né pesce. Insomma, Cose dell’altro mondo non graffia. E qui sta il problema. Anche l’idea di fondo (un’imprenditore xenofobo invoca una sorta di maledizione sulla società e questa s’avvera) a prima vista pare carina, intelligente, quasi innovativa, ma a ben vedere è stantia, ordinaria, lambisce il banale. Uno spunto che comunque sia non ci spiazza, anche perché il popolo italiano si è già reso conto di quanto gli immigrati siano fondamentali per l’economia del nostro paese (basta considerare gli effetti che il 1 marzo 2010 ha avuto lo scioperone dei lavoratori stranieri!).

Ad aggravare il giudizio c’è un finale sospeso, incerto, come privo di una vera idea/morale da sentenziare. Patierno mena il can per l’aia per un po’, poi taglia, dissolvenza in nero, fine. Da un film del genere è inappellabile pretendere un finale con la F maiuscola.

Al di là di questo, ci sono alcuni sprazzi positivi e cito, ma non svelo, solo la sequenza del bambino nero con i gessetti dietro la lavagna.

Venendo agli attori non si può non dire “bravo” a Diego Abatantuono. Ma è il suo ruolo, che mette in scena senza neppure tanti sforzi. In alcuni frangenti c’è quasi da aspettarsi uno “ssbabbbbari!!” o un “ecceziUnale veramente”. Ha lo stesso spessore dei suoi interventi a “Controcampo”. Solo negli ultimi di Pupi Avati si è dimostrato attore e non se stesso. Attendiamo con ansia una nuova grande prova come quella in Io non ho paura di Salvatores. C’è poi Valerio Mastandrea, anche lui sempre uguale a se stesso, quasi parodia di sé. Stesse facce, stessa barbetta, stesso spirito ironico da sornione lesso. Un lampo di luce differente si è visto solo in Un giorno perfetto di Ozpetek (che comunque rimane un film orripilante). Valentina Lodovini è il nuovo pallino fisso del cinema italiano. Ok, sarà molto carina, “abbondante”, ma per il resto manca di pepe.

Insomma, Cose dell’altro mondo è un film inaspettatamente deludente, scarno, lento, che ti fa più volte controllare l’orologio. E che ti fa uscire indignato, ma non perché, come dicono dalle alte sfere, “L’italia è un paese di merda”, ma per aver speso ben 7,50 euro per vederlo…

4 commenti

  • concordo in pieno!
    anzi, l’ho trovato anche un po’ razzista: la lapidaria frase della moglie di Abatantuono, per niente toccata da ciò che è successo – se non che ora è lei a badare alla casa, la dice tutta. “quello che fanno oggi gli extracomunitari lo facevamo noi italiani/e fino a qualche anno fa”. risultato: se sparissero per davvero in un giorno, tempo meno di una settimana e sistemiamo tutto noi.
    [nota: leggevo che l’idea è nata da questo film: un giorno senza messicani, di sergio arau, del 2004]

  • Concordo anch’io! L’idea è carina e avrebbe potuto avere un esito interessante, ma quando sono uscita dal cinema ho pensato: “E quindi?!”. Sinceramente l’ho trovato un film un po’ fine a se stesso..

  • io ne ho spesi solo 5 di euro e sono rimasto soddisfatto, a parte il finale, che però è piaciuto a chi mi accompagnava!

  • Lode a Francesco Patierno nell’aver realizzato una commedia che propone uno degli argomenti più attuali e discussi. Il problema però è che “Cose dell’altro mondo” non appare un film riuscito. Il difetto maggiore è che vorrebbe essere, nonostante il tema, divertente. In realtà il film non lo è: scarsa fantasia nella sceneggiatura, evidente difficoltà di collegare tra loro storie diverse, ritmo lento…

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