Beyond the black rainbow di Panos Cosmatos: recensione

Recensione di Beyond the black rainbow di Panos Cosmatos.

beyond the black rainbowAvvertenza: ricordate di sbattere gli occhi, ogni tanto, durante la visione del film.

Un’ipnosi. Pura, visiva, visuale, di quelle che esaltano le potenzialità e il potere del cinema. Beyond the black rainbow di Panos Cosmatos è un esordio da paura, impressionante, un vortice psichedelico in un film che ha molto di sperimentale ma anche già molto di autoriale.

Siete in cerca della felicità? All’Arboria Institute sanno come raggiungerla. Così come questo film darà una certa euforia cinefila a chi accetterà di venirne fagocitato come le cavie che si sottopongono alle terapie dello scienziato che ha fondato l’istituto. Cavie come la giovane Elena, bella e confusa, che, stordita dai farmaci e dai continui test a cui la sottopone il dottor Barry Nile, pare non trovare alcun giovamento da questa “cura verso la felicità”. Nonostante proceda verso uno stato che ha del catatonico, Elena riesce a ritrovare (un po’) di se stessa, quanto basta per tentare la fuga da un istituto che ha la struttura di un labirinto, anzi di una gigantesca scatola cinese.

Beyond the black rainbow pone spettatori e protagonista del film nello stesso stato di confusione, incoscienza, alienazione. Entrambi non sanno dove stanno andando, seguendo una luce, una promessa, quella dichiarata nel “video promo” che apre il film, ma continuano questa terapia che va oltre ogni trattamento conosciuto, oltre la psicanalisi, oltre Freud.

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Visionario e malato, il cinema di Cosmatos vira subito verso l’ambito podio dei cult. Un cinema da nerd, perché il primo nerd è il regista stesso, che nel film palesa il suo amore per imprescindibili riferimenti, tra cui 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick, Solaris e Stalker di Tarkovskij, ma anche qualcosa di Terry Gilliam e di altri registi che si sono confrontati con il binomio uomo-scienza con risultati altissimi. Più che a livello narrativo, con una dilatazione dei tempi da autore navigato, ma anche lo scivolone di un finale banale e tranchant per un’opera del genere, Cosmatos dimostra un talento estetico davvero conturbante, giocando moltissimo con la dissolvenza e i riflessi di vetri che trascolorano continuamente le immagini, come un sonno sempre più profondo, come una sfida sempre più tesa e articolata al nostro sguardo.
Insomma, Beyond the black rainbow ci porta oltre il lato oscuro del cinema, di fantascienza e non solo, dove i cieli non sono blu, come cantava Judy Garland, ma neri, di quel nero da film horror vampiresco che non conosce la luce del sole.

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