Bardo – La cronaca falsa di alcune verità: ego-grafia di Inarritu

Recensione di Bardo – La cronaca falsa di alcune verità di Alejandro Gonzalez Inarritu.

bardo recensione film inarrituNon si può che rimanere impressionati, frastornati, stupiti di fronte ad un’opera strabordante e inafferrabile come Bardo – La cronaca falsa di alcune verità di Alejandro Gonzalez Inarritu, presentato in concorso alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia. Passato e presente, realtà e immaginazione, ricordi e proiezioni mentali si (con)fondono in modo inestricabile nell’opus magnum di un regista che torna a girare nel suo Messico natio vent’anni dopo Amores Perros (2000). Il risultato è un’opera visivamente straordinaria, contenutisticamente libera, profondamente autobiografica.

Bardo – La cronaca falsa di alcune verità è allegorico, onirico, felliniano. Un flusso di coscienza nel quale il regista inserisce una molteplicità di spunti senza (apparente) soluzione di continuità, dando libero sfogo al suo ego artistico, senza dubbio tra i più ingombranti nel cinema mondiale. Una vera trama, a ben vedere, non c’è. Inarritu mette in scena ciò che alberga tra testa e cuore, rimembranze e visioni, realizzando un film che rispecchia in tutto e per tutto il suo estro senza limiti, senza freni, senza vergogna. Bardo – La cronaca falsa di alcune verità è un film che inonda, che ci porta via con sé ad libitum in equilibrio instabile tra meditazioni sul sé (e sul Messico) e fantasie alquanto grottesche.

Un’opera che, ad essere onesti, è un po’ carente quanto a emozioni ed empatia, ma che punta a colmare le sue insufficienze tramite una regia avvolgente come una folle ubriacatura e una maestosità visiva che lascia davvero senza fiato.

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