Okyay: “C’è nuova aria fresca sulla cultura”. Intervista alla regista.

Azra Deniz OkyayIntervista di Vanessa Forte.

“Attraverso un vivido ritratto delle tensioni che lacerano la società turca contemporanea, il film esplora audacemente l’intersezione di inquietudini pubbliche e private”. Con questa motivazione Hayaletler – Ghosts ha vinto il Gran Premio della SIC – Settimana Internazionale della Critica. Abbiamo incontrato la regista, Azra Deniz Okyay, ecco cosa ci ha detto.

Congratulazioni per il tuo film, bellissimo. Sai che è il primo film turco a Venezia da anni? Sei felice?
Sì, lo so e ne sono felice perché è come un manifesto. E sono anche così felice che tu stia dicendo che ti è piaciuto, perché sei una donna e penso che ne abbiamo bisogno. Sono felice al pensiero di condividere tutti insieme una nuova aria fresca sulla cultura.

Il film inizia con un blackout, che sembra rappresentare il periodo oscuro attraversato da un’intera generazione nel tuo paese. È così?
Il periodo buio che sta attraversando il mio paese… assolutamente. Questa è la metafora che vivo davvero ogni giorno, il vivere nell’oscurità e cercare di sopravvivere, di trovare la propria luce. Sto parlando come se il mio fosse un film hollywoodiano, ma realmente viviamo una grande depressione e c’è bisogno di trovare un po’ di luce. Mia madre dice che nel momento più buio della notte una luce si accende. È qualcosa che alla fine faccio dire a una delle interpreti perché, cercando di sopravvivere, dobbiamo trovare un nuovo modo di fare, un nuovo stato d’animo. Quindi per me era davvero importante mostrare questa oscurità, soprattutto come donna, perché, ogni giorno, se succede qualcosa di sgradevole, una donna deve sempre fare come se niente fosse, la sua faccia deve essere sempre sorridente e deve anche continuare ad affrontare tutto il resto delle cose… è come camminare sempre lungo una stretta linea dove hai qualcosa da entrambi i lati e non ti puoi distrarre.

Come essere su una corda sospesa fra due edifici…
Esatto. Anche per questo volevo rendere il film esteticamente più difficile, spingendo al massimo la parte tecnica, non usando assolutamente nessuna luce per trovare così quella che stavo cercando: un nuovo cinema, non solo turco.

Tu mostri la distruzione materiale degli edifici, che è uno specchio della distruzione culturale. E, come in uno specchio, da un lato c’è l’oppressione e dall’altro la ribellione. Ma quanti lati ha il tuo film?
Quanti lati? Forse è davvero come un edificio che sta crollando. Ma, essendo figlia di architetti, so che per far davvero la differenza nelle cose bisogna essere proprio come un ingegnere e far crollare insieme tutta la struttura. È davvero importante attuare questa dinamica.

Dici che il tuo film è come una donna. Se è così, quanto di te c’è dentro e quanto di tutte noi?
Penso che come donna, sia bello maturare perché ti porta a capire di più le persone. Certo forse diventi più emotiva, ma non tanto da diventare isterica come un maschio o il pubblico può pensare. Per questo volevo essere tutti i personaggi del film, per capirli razionalmente.

L’attrice che interpreta la madre, Nalan Kurucim, ha un viso e degli occhi incredibili, molto intensi…
In effetti appena l’ho vista ho cambiato tutti i miei piani. Fortunatamente ero solo all’inizio della scrittura e quindi ho potuto cominciare la sceneggiatura con lei già nella mia mente anche se solo dopo ha accettato di girare il film. Ho davvero scritto quel ruolo per lei. Ma il suo personaggio, che parla di paura, non incarna solo una donna… è più universale, come se non avesse nessun genere… era importante far passare questo concetto.

Il tuo film è anche distruttivo, o meglio, rivoluzionario. Rispetto al tipico modello turco, è urbano, nuovo, femminile. È un altro gioco di specchi? Quanto è stato difficile realizzarlo?
È stato molto difficile perché, per molte ragioni, non ho ricevuto fondi. E non perché in Turchia io non sia considerata una buona regista, ma perché dico quello che penso. Ma per portare avanti un film del genere non devi accettare le persone e cercare di capire il loro punto di vista, devi solo essere quello che vuoi. Perciò abbiamo realizzato il film con un budget minimo. Ma se portiamo davvero nuove idee questo non ha prezzo.

Tutto ciò che nel tuo paese è pessimo tu lo usi ottimamente: è proprio una rivoluzione.
Ho cercato di scegliere le persone di maggior talento, molto specializzate e che stanno portando nel cinema aria nuova. La maggior parte sono ragazze… il mio produttore, la montatrice, la responsabile del cast, la mia assistente… tutte donne. Ricordo che parlavo con loro e mi chiedevano “Ce la faremo?” e io stessa mi chiedevo “Ce la faranno a gestirlo? Andrà tutto bene?”. Ma qualsiasi donna ce la farebbe e anche in un modo dinamico e colorato, come intrecciando un tappeto dove noi tutte siamo i fili: è questo che ci rende belle. E’ questa la rivoluzione per la quale tutte hanno davvero spinto. Ma non si tratta solo di ribellione femminile ma di tutte le persone che ne hanno bisogno.
Girare non è stato facile, assolutamente no. Ti racconto questo: a un certo punto della lavorazione avevamo i permessi per filmare l’incendio in un edificio e così abbiamo avvisato, per sicurezza, la polizia. Ma mentre il palazzo bruciava, sono arrivati sei carri armati e hanno puntato trenta kalashnikov contro la mia squadra pensando che si fosse scatenata una rivolta… In quel momento ho pensato che stavo girando una cosa molto realistica dato che i poliziotti non avevano capito che era una finzione per un film. Per questo, per tutto il tempo, io e la produttrice (Dilek Aydin) abbiamo dovuto imparare a essere calme, a essere gentili e, forse, questa condizione è percepibile nel film.

Per questo per me, proprio per ciò che fai vedere, il tuo film è una luce nell’oscurità proprio come desideravi. A proposito: alla fine del film uno dei personaggi danza tenendo una luce in mano, debole ma visibilissima. È la luce della speranza?
Assolutamente. Questa nostra generazione è un soffio di aria fresca, giovane, che, come diceva mia madre, sta imparando ad accendere delle luci. Ma per farlo dobbiamo essere ibridi e gestire un’eredità multipla. Dobbiamo conoscere e imparare così tante cose e speriamo di poterlo fare ora, nella pandemia. Ma tutti si devono impegnare perché la speranza e il coraggio sono contagiosi.

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