Audrey Hepburn: la farfalla di ferro. Recensione libro di Alessandro Ruta

Recensione di Audrey Hepburn: la farfalla di ferro di Alessandro Ruta.

audrey hepburn libroSta tutto nel sottotitolo: “La farfalla di ferro”. Bellezza e tenacia, eleganza e forza. Gli opposti si attraggono e convivono nella luminosa personalità di Audrey Hepburn, diva d’altri tempi come oggi non se ne vedono più. Una stella brillante in campo cinematografico ma anche sociale che viene ben delineata nel libro scritto da Alessandro Ruta e pubblicato da Diarkos.

Audrey Hepburn. La farfalla di ferro è un volume che si sofferma con dovizia di particolari sull’intera vita e la carriera di una diva che non volle mai essere una vera diva. Una sorta di “principessa del popolo”, che per molti versi ci ricorda Lady D, Diana Spencer, per la luce emanata da quegli occhi che erano specchio di un’anima gentile, nobile, radiosa.

L’infanzia non facile, la vita agra durante il nazismo, la passione per la danza, le origini altolocate, le prime apparizioni nel cinema e poi Vacanze romane, che la lancia definitivamente nella settima arte. Segue una carriera da fiaba fino all’addio spontaneo da Hollywoodland, abbandona la scena volontariamente, è lei che spegne i fari che la illuminavano per dedicarsi all’impegno benefico con l’Unicef. Una personalità senza pari, stroncata troppo presto, a soli sessantatré anni.

Il libro ci offre una panoramica esaustiva dei due lati della medaglia, di Edda e di Audrey, della donna e dell’attrice, del lato tenero (e a volte fragile) e di quello stoico (e a volte audace). Una figura dalla caratura morale molto alta, bella dentro e fuori, con la luce in fondo agli occhi di chi, come recita la quarta di copertina, ha “imparato a essere qualcosa di questo mondo che ci circonda, senza stare lì in disparte a guardare”.

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