Amour, un film per i giovani

Amour2Un film per i giovani, un inno all’Amore, il trionfo della Vita anche in punto di morte. Questo è Amour di Michael Haneke, Palma d’Oro al festival di Cannes.

Un’opera che non ha niente da nascondere in merito alla “malattia” che ci accomuna/accomunerà tutti: la vecchiaia.

Haneke ha il guizzo del grande autore scegliendo di zoomare sull’ultimo stadio della vita. Anne e Georges, rispettivamente Emmanuelle Riva e Jean-Louis Trintignant, hanno superato gli ottant’anni e hanno dunque alle spalle una vita densa, intensa, bella, d’amore. Lo spauracchio della morte è quindi meno terrificante, perché giunge come fin del corso naturale dell’esistenza. Coglie sì sempre all’improvviso, ma non taglia via con violenza un virgulto appena fiorito.

Non c’è quindi da spaventarsi ed evitare una “storia scomoda” che ci frusta interiormente perché ci pone ante tempore di fronte ad un male del quale non vogliamo neppur sentire parlare. Non c’è la malattia (e la morte) che coinvolge piccoli come in La guerra è dichiarata di Valerie Donzelli o giovani colpiti nel pieno delle loro forze come in 50 e 50 di Jonathan Levine o Il tempo che resta di Francois Ozon, oppure ancora uomini adulti che perdono la memoria come nello splendido Una sconfinata giovinezza di Pupi Avati.

Se queste pellicole ci facevano paura e, di conseguenza, magari, le abbiamo schivate come la peste, Amour, pur nel dolore e nelle lacrime, nel magone e nella fine vicina, ha le potenzialità per essere davvero un “film per tutti”, di quelli con un bollino verde con al centro non un bambino ma un giovane.

Amour, sullo sfondo e in primo piano, ha il sapore di un’ode alla vita e all’amore, malinconica e vibrante come i brani dolcemente suonati al piano da Anne. Non è un lacrimoso Requiem di Mozart, ma un trionfale e inaspettato Inno alla gioia di Beethoven, sinfonia che fa al caso nostro se ricordiamo un piccolo particolare: il compositore tedesco la scrisse nel periodo in cui era ormai totalmente sordo e solo. Insomma, Amour è un film che non indebolisce, ma fortifica, che davvero si rivolge al pubblico nel suo significato più ampio e compiuto, con i giovani in prima fila!

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