Addio a Morando Morandini: il ricordo di un estimatore.

La vita non è un film, ma la sua vita è stata interamente dedicata ai film.
È morto ieri sera (sabato 17 ottobre 2015) a 91 anni il critico cinematografico Morando Morandini.

morando-morandiniSenza dubbio il più grande di tutti, il Maestro dei maestri per intere generazioni (compresa la mia) di critici cinematografici in Italia.

Morando Morandini non è stato solo l’autore del celebre Dizionario dei film edito da Zanichelli (al secolo “Il Morandini”! Avete presente i voti con le stelline? Praticamente le ha inventate lui!), ma anche firma di importanti monografie su grandi registi (Ejzenstejn, Bertolucci, Huston) e coautore (insieme a Fofi e Volpi) di una Storia del cinema (1988) assolutamente pregevole.

Nato 21 luglio 1924, nel 1998 ha ricevuto il premio Ennio Flaiano e l’anno scorso l’Ambrogino d’oro. Eppure per molti Morando Morandini è uno sconosciuto, un’illustre sconosciuto. “Morando, chi era costui?” potremmo dire “scomodando” Manzoni. Per me, personalmente, era un mito. C’è chi cresce col mito di un calciatore, chi di un attore, chi di un cantante. Io sono diventato grande col mito di un critico cinematografico, anzi uno scrittore, un signor scrittore: Morando Morandini. E non credo di essere l’unico.

Ricordo ancora come fosse ieri quando mi fu regalato per Natale il suo dizionario dei film. Era il 2005. Dieci anni fa. Ma per me non era solo un dizionario: era una miniera d’oro, di perle e pepite d’oro! Ogni recensione, brevissima, era come una poesia, un sonetto da mangiare con gli occhi e assimilare col cervello (e il cuore). Me n’è stata poi regalata una seconda edizione, quella del 2011. Capirete bene il perché: per non rimanere indietro insomma!

Dizionario dei film MorandiniE ricordo ancora quando fu praticamente un’impresa trovare in libreria il suo libro Non sono che un critico. Il ritorno, edito da Il Castoro. Anch’esso non era (e non è) solo un libro o un testo autobiografico, ma il vero e proprio testamento di una vita, di chi, come afferma nelle prime pagine, ha “il sospetto di aver passato la vita guardando un muro, e un lenzuolo bianco sopra quel muro, voltando le spalle alla realtà”. Un libro che ogni critico, o aspirante tale, dovrebbe leggere e tenere sul comodino come una Bibbia. Un volumetto di poco meno di 190 pagine che vale più di tanti grossi tomi enciclopedici. Anche di esso, poi, qualcuno mi regalò una seconda copia (ignaro che già ne avessi una)… ecco perché nella foto (degli scaffali di camera mia) vedete due copie!

Ma soprattutto ricordo quella volta che l’ho incontrato: capitò alla 67esima edizione del Festival di Venezia, ossia la prima volta che andavo alla Mostra del Cinema. Entrando in Sala Darsena, alla prima proiezione in assoluto a cui assistevo al festival, con la sala ancora in penombra, lo incrociai mentre saliva le scalette, verso l’uscita, a braccetto con Tatti Sanguineti. Cioè, avete capito bene: Morandini e Sanguineti l’uno accanto all’altro! Fu un mezzo colpo al cuore! Mi avvicinai timoroso e gli chiesi se voleva (anzi volevano) fare una foto con me (ebbene sì, c’è chi fa le foto con Johnny Depp e chi col Morandini!). Morando Morandini pacatamente e (s)garbatamente (lo dico con affetto sia chiaro!) si rifiutò. Rimediai con un improvvisato autografo su un quadernetto. Morandini mi fece uno scarabocchio illeggibile e mi salutò. Dio solo sa dove sia oggi quel quadernetto nel caos della mia stanza.

Fu un incontro veloce, fugace, di quelli che però fortificano l’immagine del tuo mito. E lì, pur in una manciata di pochi secondi, capii molto di Morando Morandini: un uomo schivo, buono, che non amava i riflettori, fossero anche solo quelli di un flash di una foto da scattare in fretta e furia. Un uomo che non alzava la voce, ma sapeva farsi sentire, soprattutto a parole, parole scritte intendo. Un vero mito, dunque. Che se ne è andato nello stesso silenzio che ha sempre amato. Che in fin dei conti, se ci pensate, non è altro che il silenzio che riempie un cinema quando, spentesi le luci, ha inizio il film. Quando si dice la coerenza…

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